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Alluvioni e disastri, impariamo dagli Stati Uniti ad allertare la popolazione

L'OPINIONE - In America l'uragano Irma, in Italia il nubifragio a Livorno. Là grandi città evacuate, qua il solito scaricabarile

Il ciclone Irma perde forza e torna a categoria 1, cala la paura. Il più feroce degli uragani si indebolisce spostandosi a nord della Florida, dietro il suo passaggio ha lasciato la devastazione completa. Una scia di distruzione, un teatro di guerra: dalle Antille, con le abitazioni rase al suolo, al fiume d'acqua inarrestabile che allaga completamente una deserta Miami. Venti oltre 300 chilometri orari. Il mare che si ritira per centinaia di metri prima dell'arrivo della potenza infernale. Edifici crollati, città senza elettricità, la popolazione in fuga, in un silenzio surreale da post catastrofe apocalittica.

Mentre la tempesta tropicale flagellava i Caraibi e gli Usa, in Italia, un nubifragio colpiva la città di Livorno, provocando morti. Un weekend di tragedia con piogge torrenziali e venti da tifone. Mesi di pioggia caduti in meno di tre ore, l'acqua che non defluisce in mare e l'effetto tappo con una marea di fango che si riversa su interi quartieri. Nella città labronica esondano i torrenti e l'acqua invade scantinati e case. Migliaia di famiglie restano senza energia elettrica. Prima che arrivi il sole la gente è in strada impegnata a ripulire, con un lutto da affrontare.

L'Italia per adesso non è colpita da fenomeni analoghi a quelli che si sono abbattuti lungo le coste meridionali degli Stati Uniti, ma deve registrare, purtroppo, un “salto di scala” degli eventi di pioggia estrema. La tempesta che si è abbattuta a Livorno è stata cosi violenta che ad oggi si calcola una ricorrenza simile ogni 500 anni.

Negli Usa le previsioni meteorologiche sono ampiamente prevedibili e i sistemi di allarme e protezione sono stati migliorati nel corso degli anni, e dei disastri. Sui nostri schermi televisivi abbiamo visto la “macchina” americana mettersi in moto con largo anticipo, ed evacuare città importanti. Alla fine il numero di perdite di vite umane è stato ridotto.

L'evento di Livorno è stato per certi versi meno prevedibile delle tempeste tropicali, che vengono monitorate passo dopo passo, sin dal nascere e durante la fase di ampliamento della potenza. Le “bombe d’acqua” che si abbattono sul suolo italiano non hanno un processo di metamorfosi di lungo periodo. Ad esempio sappiamo benissimo che il prossimo uragano alle porte degli Stati Uniti, Josè, è aumentato di categoria in queste ore.

Con il diffondersi di scenari micro tropicali dobbiamo sviluppare una nuova capacità di reazione, agendo sia sulla prevenzione che sull'adattamento, introducendo una politica nazionale e locale di “resilienza” più strutturata di quanto abbiamo fatto finora. Scaricare responsabilità serve a poco. Dobbiamo prendere consapevolezza che ci troviamo a convivere con una realtà nuova, difficile. Nuove sfide da affrontare, migliorando il sistema di comunicazione, passando all'uso di app che in tempo reale informino la popolazione, mantenendo un contatto diretto e costante tra istituzioni, protezione civile e cittadini. Misure da prendere in considerazione “prima” che il prossimo disastro ci trovi impreparati. Realizzando interventi strutturali che operino a monte del problema dei cambiamenti climatici, per la messa in sicurezza del territorio: un’attenta pianificazione urbana, adattare le infrastrutture, investire in nuove tecnologie, aumentare gli spazi verdi. Riduzione del rischio attraverso progetti costosi e lunghi. Al momento, nell'immediato, possiamo intanto rendere alla portata di tutti il sistema di allerta. Un obiettivo raggiungibile rapidamente.

Studi approfonditi dimostrano come il globo sia interessato dal cambiamento climatico, che provoca un'ampia gamma di impatti su società ed ecosistema. Nell'arco degli ultimi anni sono state rilevate temperature medie più elevate, con precipitazioni in diminuzione nelle regioni meridionali e in aumento in quelle settentrionali. A causa dell'effetto serra le calotte glaciali e i ghiacciai si stanno sciogliendo, con un innalzamento dei livelli dei mari. Situazioni climatiche che si prevede avranno un’accentuazione nel nostro prossimo futuro, arrivando addirittura a compromettere significativamente la qualità dell'aria che respiriamo. A livello internazionale il dibattito sulla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico ha portato nella direzione di decidere di limitare l'incremento della temperatura globale media di due gradi. Nel tentativo, quasi estremo, di riuscire a ridurre le emissioni di CO2 nell'atmosfera. Sul clima, “testardo e stupido”, come dice papa Francesco, è l’uomo che non vede il global warming.

Pubblicato su La Nuova Sardegna