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«Mancano le prove»: la difesa attacca l’indagine

Il penalista Jacopo Merlini mette in dubbio la doppia veste del comandante Serra «Non poteva investigare, era lui a capo della protezione civile della città di Olbia»

TEMPIO. Tesi agli antipodi, quelle dell’accusa pubblica e privata e della difesa, nel descrivere le responsabilità in una tragedia annunciata, il luttuoso e devastante passaggio del ciclone Cleopatra sulla Gallura. Ieri hanno concluso le parti civili con l’intervento del cassazionista Mario Perticarà, il quale ha chiesto la condanna degli indagati «per una giustizia dovuta, oltre che ai vivi, a coloro che hanno perso la vita per il mancato allarme alla popolazione, la vera causa di tante morti in città e nelle campagne». Una richiesta rigettata in toto dai legali dei responsabili civili citati in causa, il Comune di Olbia e la ex provincia di Tempio- Olbia. Gli avvocati Toto Porcu e Agostinangelo Marras hanno avuto buon gioco nel chiedere per gli Enti che rappresentavano l’assoluzione piena «per assoluta mancanza non soltanto di prove, inesistenti nel fascicolo processuale, ma anche di chiamate in causa in sede dibattimentale, tanto che nessuno – ha spiegato il penalista Agostinangelo Marras – si è degnato di spendere una parola contro gli Enti chiamati in giudizio dalle parti civili in causa».

Ma l’affondo finale ad una inchiesta «viziata sin dal suo nascere per le figure investigative che vi compaiono» lo ha dato il penalista Jacopo Merlini, aprendo le bordate ad alzo zero della difesa, che da sempre contesta la conduzione e l’esito della indagini.

«Il comandante della polizia locale Gianni Serra riveste, in questa sede, il doppio ruolo di responsabile della protezione civile di Olbia e di investigatore di quei drammatici frangenti. È al suo cellulare di servizio e ai fax del suo comando alla polizia municipale che fanno capo tutte le comunicazioni istituzionali provenienti da Enti regionali e prefettura preposte alla sicurezza pubblica. Ma svolge anche il ruolo di principale investigatore nell’alluvione. Così come il colonnello dei carabinieri Antonio Fiorillo, che in aula ha riferito degli accadimenti del 18 novembre 2013 non per scienza diretta, ma de relato, illustrando indagini svolte da altri e da lui assemblate sei mesi dopo i fatti – ha detto il penalista Jacopo Merlini, che difende il funzionario comunale Antonello Zanda e il responsabile della protezione civile Giuseppe Budroni –. Ma questo è soltanto uno degli aspetti incredibili di questo processo, dove si parla di tutto tranne che delle responsabilità della protezione civile regionale, che non attivò le prescritte e più volte sollecitate strutture a protezione della popolazione sarda, o della prefettura di Sassari, che ignorò sino a tarda ora quanto accadeva in città, quando il ciclone Cleopatra, annunciato sin dal mattino del 18 novembre 2013 dai bollettini ufficiali emessi dall’Arpa Sardegna, aveva già fatto 9 morti, verso i quali va tutto il nostro rispetto e dolore. E si vuole far ricadere tutta la responsabilità su un mero esecutore di ordini, l’ispettore dei vigili urbani Giuseppe Budroni, il quale ricevette direttive, anche in quei momenti drammatici, da Gianni Serra? Il mio cliente va mandato assolto, con la formula più ampia». Si riprende venerdì, con l’esame della posizione processuale di Antonello Zanda.

Pubblicato su La Nuova Sardegna