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Muore nel panificio dove lavora, il titolare finisce davanti al gup

SASSARI. Era morto nel laboratorio del panificio dove lavorava da tempo a causa di uno scompenso cardiaco. Una morte improvvisa, quella di Camillo Scanu, tanto che la famiglia aveva voluto vederci...

SASSARI. Era morto nel laboratorio del panificio dove lavorava da tempo a causa di uno scompenso cardiaco. Una morte improvvisa, quella di Camillo Scanu, tanto che la famiglia aveva voluto vederci chiaro, per capire che cosa potesse essere accaduto al loro caro dipendente di un panificio-pasticceria di Predda Niedda. Per questo sua moglie si era rivolta a un avvocato.

Nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica – che aveva iscritto nel registro degli indagati il titolare del negozio – era stata eseguita una consulenza che non aveva però rilevato alcuna irregolarità nel posto di lavoro e quindi nessuna responsabilità a carico dell’indagato. Era anche emerso che il cuore del povero panettiere fosse già sofferente e da qui la richiesta di archiviazione dell’allora pubblico ministero.

Ma questa decisione della Procura non aveva convinto i familiari della vittima che attraverso il loro legale si erano opposti alla richiesta di archiviazione. Accolta dal gip. Il fascicolo era passato nelle mani del sostituto procuratore Paolo Piras che aveva incaricato un suo consulente perché venisse effettuata una seconda perizia. E sarebbe stato proprio questo nuovo accertamento a far emergere alcuni dubbi. Il consulente aveva infatti stabilito che la temperatura all’interno del laboratorio fosse molto alta e che quel dipendente lavorasse troppe ore lì dentro. A seguito della relazione il pm Piras aveva formulato, nei confronti del titolare del panificio, un’imputazione per omicidio colposo sostenendo, tra l’altro, che l’impianto di aerazione del locale non fosse a norma e questo potrebbe aver compromesso le condizioni di sicurezza.

Gli avvocati difensori Bachisio Basoli e Fabiana Ledda, certi dell’assoluta estraneità del loro assistito hanno spiegato che la prima consulenza, eseguita dall’Ats appena una settimana dopo il decesso di Scanu, accertò che tutto era a norma. Mentre quella del pm venne effettuata a distanza di un anno e non avrebbe fornito indicazioni certe sulla temperatura effettiva del laboratorio al momento del decesso di Scanu. La parola ora passa al gup Michele Contini. (na.co.)

Pubblicato su La Nuova Sardegna