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Orosei, un’altra strage di pecore

A pochi giorni dall’incidente di Posada, un gregge di 70 capi è stato travolto dalle acque del Cedrino

OROSEI. Un’altra strage di pecore in Baronia dopo il gregge annegato a Posada: gli scarichi d’acqua provenienti questa volta dalla diga sul Cedrino hanno provocato la morte di 70 capi ovini che si trovavano al pascolo in località Santa Maria nei pressi dell’omonima e antica chiesetta campestre. Le pecore, di proprietà di Leonardo Sannia, sono state recuperate soli ieri dai vigili del fuoco e sepolte nel pomeriggio in una fossa comune dopo il sopralluogo dei veterinari Asl. Anche in questo caso l’allevatore ha rischiato di annegare per cercare di recuperare il bestiame.

A lamentare il mancato allertaper la piena alla popolazione di Orosei è il consigliere di minoranza Giacomo Masala che ha presentato un’interpellanza al sindaco. «Si denuncia la grave mancanza ascrivibile al responsabile locale della protezione civile e primo cittadino Nino Canzanno per la omessa comunicazione e la critica situazione di pericolo venutasi a creare con il rilascio di circa 106 mc/s della diga di Pedra e Othoni. La comunicazione è dovuta secondo le prescrizioni del Piano Comunale di Protezione Civile», spiega Masala. «La quantità d’acqua riversatasi a valle ha creato allagamenti nelle aree a ridosso del suo alveo che in alcuni casi hanno creato situazioni di pericolo ad allevatori locali” dice il consigliere "e la perdita di un intero gregge di pecore appena acquistate con sacrificio». L’allevatore, continua Masala, «si è visto rimbalzare da un ufficio comunale all’altro, senza che nessuno sia riuscito a dargli le dovute spiegazioni su quanto appena accaduto, su come mai non lo si fosse avvisato per tempo e sul chi pagherà i dannii». Nella sua interpellanza Masala chiede di sapere a che ora è arrivato l’avviso di rilascio delle acque e come mai non si è provveduto ad avvisare gli allevatori nelle aree a ridosso dell’alveo del Fiume. «Come mai infine, nessuno abbia aperto la foce del Cedrino e perché non si sia ancora provveduto a deliberare lon stato di calamità in maniera che chi ha subito danni possa chiedere il rimborso».

Secca la replica del sindaco Canzano. «La protezione civile regionale ha inoltrato il 21 gennaio alle ore 15,29 la comunicazione Enas che comunicava lo sversamento di 105,90 mc/sec. dalla diga di Pedra e’Othoni, indicando come inizio dello sversamento le ore 13,30, il preallerta per “Rischio Diga” e nessuna per “rischio idraulico a valle”. La medesima comunicazione veniva poi rispedita corretta alle ore 20,30. Alle ore 15,29 e 38 secondi si è data comunicazione agli uffici comunali della protezione civile per attuare ogni provvedimento necessario sulla base di una missiva che non prevedeva nessuna azione particolare. L’eventuale apertura della foce, ove necessario – prosegue il sindaco – è esclusiva competenza del genio civile che evidentemente ha valutato di non procedere. Per quanto concerne infine il gregge, si è posta in atto ogni iniziativa utile all’individuazione di ipotetiche responsabilità e ristoro ai danni subiti. Si rimarca infine come per l’ennesima volta si voglia utilizzare il dramma di un cittadino per gettare discredito sulle istituzioni al fine di parlare male del proprio paese».

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Pubblicato su La Nuova Sardegna