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Un canto che esorcizza il coronavirus

Orosei, il gruppo Juntos mette in musica un sonetto in sardo contro il Covid

OROSEI. Ci voleva l’estro e la sensibilità civica del gruppo Juntos di Orosei per portare in versi e in musica popolare sarda la catastrofe globale del coronavirus. Sperando (con le cautele e gli scongiuri del caso) che la pandemia venga cancellata, sono state le parole di Gian Giacomo Rosu a invocare la fine del dramma. Dice l’artista-poeta-cantante di Orosei: «E tue Corona baitiche po mai torrare, jai nos bastan sos oriolos chi teniamus, in domos nostras, no has ite chircare, torratiche a domo tua, non ti cherimus». «E tu Corona vattene di corsa per non tornare mai più, ci bastano i tormenti che avevamo, nulla hai da cercare nelle nostre case, tornatene a casa tua, non ti vogliamo». Un canto accompagnato da tamburi, trumfa, launeddas, chitarra, pipiolu proposto pochi giorni fa in una delle sette serate del Festival letterario di Perdasdefogu in una piazza Longevità gremita e davanti a sei sindaci e a monsignor Antonello Mura, presidente della Conferenza episcopale sarda.

Poesia salutata da tanti applausi e dai complimenti del conduttore della serata, Mario Sechi, direttore dell’agenzia di stampa Agi. Il gruppo ha proposto anche altri brani di Pier Paolo Piredda, in particolare “Tempus feu. Tempo tormentato” invocando di «non che ocare de custa pelèa, di uscire da questo affanno». Il gruppo Juntos l’anno scorso aveva portato in musica una bella poesia di un medico di Oschiri, Mario Pinna, “Cantigu de soldadu mortu”, un sonetto sardo-latino contro le guerre e per la morte di un partigiano sardo: «Como so fiore, umbra, alvure e bentu... Naschen et morint rosas e lizzos», comparso nel 1951 nella rivista Il Ponte diretta da Paolo Calamandrei e con interventi di Emilio Lussu. Camillo Bellieni, Giuseppe Dessì e Arnaldo Satta.

Il gruppo Juntos è composto da quattro musicisti: Angelo Mura operaio suona la chitarra, il padre Patrizio (boche nel canto a tenore “boche” e a ”cuncordu” della tradizione oroseina. Con loro Giagiacomo Rosu, pensionato Asl e Pietro Paolo Piredda, pensionato dalla scuola, polistrumentista, suonatore e costruttore insieme al fratello Ignazio, di “trunfas”, suona l’armonica a bocca, pipiolu, launeddas, fa parte del coro di Orosei diretto dal Maestro Bastiano Pessei. (g.m.)

Pubblicato su La Nuova Sardegna