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Il pm: «In pericolo il super teste»

Il titolare dell’indagine per la morte di Speranza Ponti ha chiesto un incidente probatorio urgente

ALGHERO. Durante le indagini aveva fornito agli investigatori una delle prove più importanti che avevano portato al arresto di Massimiliano Farci con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere per la morte della fidanzata Speranza Ponti.

Ora il super testimone dell’accusa, un giovane cameriere venezuelano che aveva raccontato di aver visto il suo datore di lavoro gettare la sim del telefono di Speranza nel bagno della pizzeria Sergio’s di via Vittorio Emanuele e di aver subito da lui pressioni per sviare le indagini, potrebbe essere in pericolo.

È stata la stessa titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Beatrice Giovannetti, a evidenziarlo nella richiesta di incidente probatorio urgente inviata i giorni scorsi al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Sassari.

Per il magistrato che ha seguito l’indagine fin dalla denuncia di scomparsa dei genitori di Speranza - a metà dicembre del 2019 - il 21enne residente ad Alghero con un permesso di soggiorno di studio scaduto a marzo e prorogato per l’emergenza sanitaria fino al 31 agosto, dovrebbe essere interrogato il prima possibile. «In tempi celeri – ha scritto il pm nella richiesta inviata gip – e alla prima data utile, compatibilmente con le esigenze dell’ufficio».

Il timore del titolare dell’indagine per l’omicidio della cinquantenne di Uri, trovata senza vita il 30 gennaio scorso in un campo di Monte Carru, alla periferia di Alghero, è che il cameriere venezuelano potrebbe «rendersi irreperibile quando dovrà essere escusso a dibattimento». Ma addirittura secondo il pm «ci sono fondati motivi per ritenere che il cameriere possa essere sottoposto a violenza, minaccia, ovvero offerta o promessa di denaro affinché non deponga o deponga il falso».

Prima di finire in manette effettivamente Massimiliano Farci – attualmente rinchiuso nel carcere di Bancali – aveva chiesto al giovane cameriere di mentire ai carabinieri in merito alla scomparsa della fidanzata.

Per allontanare da sé i sospetti e prendere tempo con i familiari e gli amici di Speranza, ma soprattutto con i carabinieri che avevano iniziato a girare intorno alla sua pizzeria di via XX Settembre e a fare domande sempre più insistenti, l’ergastolano era arrivato a chiedere al giovane cameriere di spedire la sim di uno dei telefonini della compagna in Venezuela per spostare le ricerche in Sud America.

Il giovane si era rifiutato e pochi giorni dopo aveva notato il 53enne di Assemini armeggiare con delle forbici vicino alla cassa, il luogo dove era rimasto il telefono della vittima anche dopo la sua scomparsa. «Ho visto Massimiliano andare in bagno – ha detto il cameriere agli inquirenti – e quando è uscito sono andato a controllare, trovando dentro il gabinetto un pezzo di una sim».

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Pubblicato su La Nuova Sardegna