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Bimbo nato morto, «Non ci sono colpe»

Il responso dei periti su un’inchiesta con cinque indagati Il parto avvenne tre giorni dopo un tamponamento stradale

ORISTANO. L’incidente, le visite in ospedale, le dimissioni e dopo tre giorni il parto. Il bimbo però nacque morto e subito dopo partì la denuncia che ha portato all’apertura di un’inchiesta e all’iscrizione di alcune persone sul registro degli indagati. Un passo decisivo però l’indagine potrebbe averlo compiuto ieri perché, di fronte alla giudice per le indagini preliminari Federica Fulgheri, i periti hanno esposto i risultati dei loro accertamenti stabilendo che tra la morte del piccolo, l’incidente stradale e le visite in ospedale non ci sono nessi di causa effetto.

La storia, tragica, aveva avuto inizio in via Diego Contini in seguito a un tamponamento tra due auto il 23 luglio del 2019. A bordo di una c’era una ragazza di 37 anni di Villaurbana che era in dolce attesa e infatti avrebbe partorito di lì a poco. La stessa, ovviamente, si spaventò per quanto accaduto e si recò in ospedale per scongiurare qualsiasi contrattempo. Fece le visite e successivamente fu dimessa dopo ampie rassicurazioni che però si trasformarono in dramma quando tre giorni più tardi arrivò il momento del parto: il bimbo nacque morto.

Partì l’esposto che diede vita all’indagine per la quale il pubblico ministero Sara Ghiani indagò l’automobilista Giuseppe Frau (difeso dall’avvocato Giuseppe Murano), protagonista dell’incidente, e il personale che seguì la paziente all’ospedale San Martino, le ginecologhe Laura Urrai (difesa dagli avvocati Massimiliano Ravenna e Paola Flore) e Camilla Piano (difesa dall’avvocato Guido Manca Bitti) e le ostetriche Simona Firinu (difesa dall’avvocato Giulio Sau) e Barbara Zara (difesa dall’avvocato Danilo Marras). Servivano però certezze che i dati medici a disposizione non erano in grado di offrire e così fu richiesto l’incidente probatorio il cui esito è stato esposto ieri in aula: per il medico legale Ernesto D’Aloja e per il ginecologo Valerio Mais non ci sono prove che i vari eventi abbiano una concatenazione. Secondo i periti, l’incidente non avrebbe causato traumi al bimbo o alla madre tali da causare la morte né ci sarebbe stata successivamente imperizia in ospedale per cui si possano attribuire colpe alle ginecologhe o alle ostetriche. Anche le domande dell’avvocatessa Paola Coiana che tutela la signora che perse il bimbo non hanno modificato la linea assunta dai periti, indirizzando così in maniera precisa l’indagine che ora va verso la conclusione.

Pubblicato su La Nuova Sardegna