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Autolesionismo e sfide: l’altro dramma

Graffi e ustioni ma anche gare di soffocamento con tecniche apprese nel web

SASSARI. Ci sono altri due fenomeni che hanno cominciato a diffondersi drammaticamente durante la pandemia: l’autolesionismo e i tentativi di suicidio tra i giovani. L’allarme è stato lanciato da Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Bambino Gesù che in un’intervista pubblicata sull’Espresso ha dichiarato: «L’isolamento mette a grave rischio la tutela della loro salute mentale. Stiamo negando ai ragazzi una parte affettiva che fa parte del loro diventare adulti».

Il riferimento è a una pratica che, purtroppo, ha avuto la sua incidenza anche tra i ragazzi che vivono nei territori di competenza della Procura per i minorenni di Sassari. Si tagliano, incidono e feriscono la pelle di gambe e braccia con lamette, coltelli affilati, temperini, punte di vetro, lattine usate. In alcuni casi si procurano anche ustioni. «È il “cutting” – conferma Luisella Fenu – e abbiamo avuto svariati riscontri dalle famiglie e dalle scuole. Fanno anche le cosiddette sfide di soffocamento. Ci sono dei siti che insegnano queste pratiche e purtroppo abbiamo avuto anche qui dei casi». Come in Sicilia, dove una di queste sfide è sfociata in tragedia e una bambina di 10 anni è morta per asfissia dopo aver partecipato a una challenge su Tik Tok. E torna l’allarme lanciato dalla procuratrice: «Bisogna osservare i propri figli, controllare i loro telefoni e come utilizzano i social».

Ma, ancora una volta, è fondamentale la rapidità dell’intervento. «Questo ufficio – spiega Luisella Fenu – ha dei numeri che ci permettono di fare prevenzione. Sotto diversi ambiti. Collaboriamo ad esempio con l’associazione “Mediatori insieme” con laboratori sull’educazione alla giustizia nelle scuole elementari e medie, con il coinvolgimento dei docenti e dei bambini. E ancora con l’associazione “Bobbio” con la quale organizziamo anche la simulazione dei processi con casi e tracce elaborati dai ragazzi. Rete Dafne assiste invece il nostro ufficio durante l’audizione della vittima di reato (violenza sessuale, revenge porn, cyberbullismo). Stiamo facendo in modo che la persona offesa da reati gravi venga assistita col supporto di un operatore anche durante l’udienza». Ci sono poi «i percorsi di mediazione tra la vittima, alla quale viene riservata sempre un’attenzione particolare, e l’autore del reato. Collaboriamo anche con il Comune e con il tribunale dei minori per la tutela dei minori stranieri non accompagnati e il trasferimento nelle comunità. Insomma l’ufficio funziona come una Procura a tutti gli effetti, ma con un’accortezza in più, cercando di prevenire i reati e intervenire quando si può ancora recuperare». (na.co.)

Pubblicato su La Nuova Sardegna