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Addio a Luigi Concas È morto il decano dell’avvocatura sarda

Il Professore ha frequentato i tribunali fino a pochi mesi fa  Sì è spento ieri, a 90 anni, nella sua casa cagliaritana

CAGLIARI. Lutto nel mondo forense sardo. È morto ieri all'età di 90 anni nella sua casa di Cagliari, l'avvocato Luigi Concas. Conosciuto semplicemente come «Il professore» per la sua lunghissima attività di docenza all'Università di Cagliari, dove ha formato e fatto crescere intere generazioni di studenti, molti dei quali diventati poi avvocati, giudici e giornalisti, il decano dell'avvocatura è stato una delle toghe sarde più conosciute anche fuori dall'isola. Impegnato in centinaia di processi è stato per decenni un punto di riferimento per la sua profonda conoscenza del diritto e le capacità processuali. Corteggiato dalla politica, Luigi Concas è sempre rimasto autonomo e indipendente, con un curiosità intellettuale che ha continuato a coltivare anche quando, pochi anni fa, decise di ritirarsi, restando sempre un punto di riferimento per il mondo della giustizia isolana.

Concas lascia la moglie e tre figli, due dei quali hanno seguito le due orme nell'attività forense. Moltissimi gli attestati di stima e i messaggi di cordoglio, non solo dagli ambienti giudiziari. Il presidente della Regione Christian Solinas è stato tra i primi a ricordare “il professore” «Un insigne giurista – ha detto –, punto di riferimento e guida per tutto il mondo accademico, per quello forense e per generazioni di studenti. Una figura di altissimo valore che ci mancherà molto. Concas era stimato in tutta la Sardegna e in tutta Italia – ha concluso – per le sue grandi doti professionali e per l'alto valore del suo impegno accademico, da tutti riconosciuto e apprezzato, nonchè per le sue doti umane, di persona schietta e leale».

E propro così lo ricordano i tanti che l’hanno frequentato. Il professore era rimasto coi piedi per terra anche la sua fama e il suo prestigio non avevano confini. Come la curiosità, che è il sale dell’intelligenza. Un giorno di qualche anno fa il governo approvò una norma sugli stupefacenti, una cosa complessa e di incerta interpretazione. Il cronista di giudiziaria della Nuova Sardegna chiamò al telefono numerosi giuristi, avvocati e magistrati, raccogliendo risposte comprensibilmente evasive: «potrebbe essere così» e via perplessità. Al telefono di Concas rispose una voce roca, irriconoscibile: «Professore, è lei?». Risposta: «Sì, sono io. Ho sonno, non ho dormito per cercare di capire questa norma sulla droga, uscita ieri…».

Questo era il professore: a quasi novant’anni studiava la notte su una legge che probabilmente non avrebbe mai riguardato un suo cliente. Per curiosità e «perché di ogni legge – amava dire – bisogna sempre chiedersi qual è la ragione su cui è fondata». Ma è così: c’erano gli avvocati, bravi e anche bravissimi, poi c’era Luigi Concas, un fuoriclasse che sapeva di esserlo. Odiato e amato dai suoi studenti, odiato e amato dai colleghi, odiato e amato dai giudici. Con lui se ne va un mondo in cui la giustizia aveva sempre un senso compiuto, un signore del diritto e un protagonista di mille storie processuali dove ogni fatto, nella sua lettura, si trasformava in argomento di studio e di dibattito giuridico.

Pubblicato su La Nuova Sardegna