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La caduta su una vetrata, poi la morte

Svolta nelle indagini sulla fine di Ignazio Manca: si fa strada l’ipotesi di una fatalità legata a un incidente domestico

SANTA GIUSTA. La caduta, il vetro che si rompe, il taglio al braccio. Poi il vagare per casa col sangue che schizza e si perde in tutte le camere attraversate, sino al momento in cui le forze abbandonano Ignazio Manca che si accascia nel punto in cui il suo corpo è stato ritrovato. Resta solo un dubbio: è stato un incidente oppure la caduta è legata a una lite? La risposta è nei prossimi accertamenti tecnici che il Reparto investigativo scientifico dei carabinieri deve compiere, ma tra gli inquirenti inizia a farsi strada l’ipotesi che quello avvenuto il 31 luglio possa essere stato uno sfortunato incidente.

Col passare delle settimane e con le indagini che possono contare sull’esito degli accertamenti sui reperti e sulle tracce raccolti nei giorni successivi al ritrovamento del corpo, la ricostruzione degli ultimi momenti di vita del 57enne appare sempre più precisa. Al pubblico ministero Valerio Bagattini, che coordina le indagini sotto la supervisione del procuratore Ezio Domenico Basso, manca solo un ultimo fondamentale dettaglio, quello che non consente di chiudere l’indagine in un senso o nell’altro, motivo per cui il fratello Carmine rimane indagato per omicidio – è difeso dall’avvocato Simone Prevete –.

Ha sempre detto di non essere entrato in casa di Ignazio la sera del 30 luglio e di averlo ritrovato morto solamente l’indomani mattina. Per capire se questa sia la verità bisogna attendere solo l’esame sulle tantissime impronte ritrovate nella casa. Se Carmine avesse pestato del sangue, allora la sua versione potrebbe facilmente crollare. Nel caso contrario, il caso sarebbe chiuso e verrebbe archiviato come un tragico e sfortunatissimo incidente domestico. Tutto il resto è infatti già chiaro. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire pressoché tutto ciò che è accaduto nella casa di Ignazio Manca, abitazione che comunica attraverso una porta con quella in cui vive il fratello Carmine.

La certezza è che Ignazio Manca è caduto quando si trovava sulle scale e che poi è finito contro una vetrata che separa il vano scale da un ripostiglio interno. Nell’urto il vetro si è rotto e Ignazio Manca si è procurato così i profondi tagli al braccio, da cui il sangue ha iniziato a zampillare. A quel punto, in preda alla disperazione e forse cercando il modo per tamponare quelle ferite così da evitare il dissanguamento, ha vagato per varie stanze della casa prima di crollare nel garage, finendo col corpo a ridosso della macchina su cui si è adagiata la testa.

In mezzo al sangue c’è una quantità impressionante di impronte. È l’ultima parte del mistero che resta da svelare per chiudere il caso.

Pubblicato su La Nuova Sardegna