• Home
  •  > Notizie
  •  > Il dramma di Sennori, gli ultimi passi di Piera prima della salvezza

Il dramma di Sennori, gli ultimi passi di Piera prima della salvezza

Nei video delle telecamere il suo arrivo nella base di Sardegna emergenza. La donna si aggrappa alla recinzione, chiede aiuto e poi crolla a terra esausta

SENNORI. La telecamera di via San Giovanni ha appena ripreso la Peugeot 207 di Adriano Piroddu ferma davanti al campo sportivo di Sennori. Sono le 18.25 e Piera Muresu è già scesa dall’auto per percorrere quei cinque metri che la separavano dall’ingresso del campo sportivo, che è anche la base del 118 di Sardegna emergenza.

Un paio di secondi e la donna riappare davanti agli occhi digitali che vigilano sul piazzale interno. È l’ultimo sforzo che la 48enne deve fare: venti metri che le consentiranno di mettersi in salvo dopo che i due colpi di pistola sparati dal compagno le hanno attraversato la carne.

Lei arriva in tutta calma, si volta a guardare verso la pista ciclabile che circonda il campo da calcio, e poi punta dritta verso le divise arancioni. Costeggia le ambulanze parcheggiate e comincia a intravedere il cancello che dà acceso alla base del 118. Piera Muresu è a un palmo dalla salvezza. Comincia a chiamare aiuto, lo fa con voce flebile perché ha un polmone perforato. Di più probabilmente non può fare: è già tanto essere rimasta cosciente.

Inizialmente i paramedici di Sardegna emergenza non pensano a niente di grave: la donna cammina bene. Poi notano i vestiti sporchi, di terra e di sangue. A un certo punto la 48enne si aggrappa alla recinzione: non resiste più e crolla ai piedi della recinzione, fa l’ultimo sforzo e dice ai soccorritori: «Mi hanno sparato, aiutatemi».

Lo ripete ma senza mai dire chi e dove. Il personale sanitario ispeziona il corpo di Piera Muresu e vede i fori di entrata e uscita sul torace. E poi i suoi parametri vitali stanno schizzando alle stelle e l’unica cosa da fare è caricarla in ambulanza e arrivare il prima possibile al pronto soccorso del Santissima Annunziata di Sassari. In ospedale l’attenderà una notte tra la vita e la morte in Rianimazione e un’operazione riuscita che le salverà la vita.

Nel frattempo emergono nuovi dettagli dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Paolo Piras. Gli investigatori – le indagini sono affidate ai carabinieri della compagnia di Porto Torres, guidata dal maggiore Danilo Vinciguerra – hanno perquisito il garage di via Carducci in cui Piroddu si è tolto la vita e non sarebbe emerso alcuna novità sostanziale. Inoltre, sono state prese le impronte dal cadavere del 42enne, così da poterle confrontare con quelle che eventualmente saranno rinvenute sulla pistola. Quando e se verrà trovata. Le ricerche stanno andando avanti. Ieri i militari della compagnia di Porto Torres hanno lavorato insieme ai reparti cinofili ispezionando un’altra fetta dell’enorme area in cui potrebbe essere stata abbandonata l’arma. Potrebbe trattarsi di una derringer, oppure di un modello simile, con due proiettili di piccolo calibro a disposizione. Magari un’arma vecchia di decenni, forse una calibro 22, che sarebbe compatibile con i fori da circa 5 millimetri che hanno attraversato il corpo della 48enne.

Pubblicato su La Nuova Sardegna