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Omicidio di Zeneb la Corte sentirà il testimone ricercato

Arzachena l’Interpol ha rintracciato Korachi in Brasile  In cella avrebbe raccolto le confidenze di uno degli imputati

ARZACHENA. La Corte d’assise d’appello ha deciso di sentire Zouhair Korachi, confidente di Jalal Hassissou, condannato in primo grado insieme a Soufyane El Khedar a 21 anni di carcere per l’omicidio della connazionale Zeneb Badir, massacrata di botte in uno stazzo il 23 luglio 2018.

I giudici di secondo grado lo sentiranno in videoconferenza non appena sarà localizzato in Brasile, dove l’uomo, ricercato dall’Interpol è stato rintracciato. Mentre si trovava nel carcere di Bancali per espiare una pena, Korachi avrebbe raccolto le confidenze di Hassissou sull’omicidio della donna. Con le sue dichiarazioni scagionava di fatto Soufyane El Khedar.

La testimonianza di Korachi era stata ritenuta non rilevante nel processo di primo grado. Il marocchino era stato espulso dall’Italia dopo l’espiazione della pena ed era risultato irreperibile durante le udienze. All’apertura del processo d’appello, l’avvocato Agostinangelo Marras, che difende Soufyane El Khedar, aveva chiesto alla Corte l’acquisizione del verbale di sommarie informazioni, ritenuto importante per dimostrare l’infondatezza delle accuse mosse al suo assistito. Alla richiesta si era opposto il difensore di Jalal Hassissou, l’avvocato Cristina Cherchi, che aveva chiesto che il confidente venisse invece sentito in aula, nel contradditorio delle parti.

Ieri la Corte ha deciso di sentire la sua testimonianza.

Rigettata invece la richiesta avanzata dalla difesa di Hassissou di integrare con nuovi accertamenti la perizia della Procura agli atti sulla morte della donna per verificare l’esistenza di concause che possano aver contribuito al suo decesso.

Il processo proseguirà l’8 novembre.

Zeneb Badir era stata picchiata brutalmente per ore in uno stazzo di Baja Sardinia dove abitava provvisoriamente (lavorava come cameriera stagionale ad Arzachena). Tutti e tre erano sotto gli effetti della cocaina. Era morta in ospedale il giorno dopo il pestaggio, dove era arrivata in coma irreversibile.

Pubblicato su La Nuova Sardegna