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«Addio a un uomo buono innamorato del pallone»

Il mondo del calcio piange Antonello Campus, morto lunedì in campo a Usini Oggi alle 15 l’ultimo saluto nella chiesa di Nostra Signora del Latte Dolce

SASSARI. «Antonello ama il calcio». Quattro parole e il verbo coniugato al presente, il ritratto più fedele che si possa immaginare per un uomo che ha trascorso gran parte della sua vita su un campo di calcio, e su un campo se n’è andato per sempre. L’Usinese ha ricordato così Antonello Campus, da quest’anno allenatore della formazione juniores rossoblù, che lunedì sera è stato stroncato da un infarto a 53 anni, mentre guidava l’allenamento dei suoi ragazzi sul terreno del “Peppino Sau”.

Una tragedia che non è passata inosservata, così come non era passata inosservata la sua attività ormai ultraventennale come istruttore di calcio in tante società del Sassarese. Tipografo di mestiere, un’arte ereditata insieme al fratello Davide dal padre Bastiano, storico poligrafico della Nuova Sardegna, Antonello Campus aveva in realtà il rettangolo di gioco come habitat naturale. Prima come giocatore, poi sin da giovanissimo, come allenatore. Severo il giusto, rigido ma non inflessibile, appassionato e meticoloso nell’aggiornarsi continuamente, andava fiero del patentino Uefa “B” e “C” che gli dava punteggio come tecnico ma nulla aggiungeva alla credibilità che si era costruito negli anni in tutto l’ambiente.

Aveva allenato, formato e guidato centinaia di ragazzi, e centinaia sono i messaggi di saluto comparsi sin da lunedì notte sui social. Ieri a ricordarlo e a stringersi alla moglie Alessandro e al figlio Federico, difensore dell’Atletico Uri, sono state tante società sportive del nord Sardegna, che l’hanno avuto come tesserato o che l’hanno conosciuto e apprezzato come avversario. «Coi suoi ragazzi anche ieri ha preparato al meglio la seduta – ha ricordato l’Usinese –, meticoloso e appassionato come sempre. Si è accasciato in campo, a fine allenamento, e non si è più ripreso».

«Antonello era un uomo di sport – ha scritto l’Atletico Uri –, un uomo di valore, amava il calcio dal profondo, per lui era una passione che curava in maniera meticolosa ma amava soprattutto impartire i valori dello sport e della vita ai giovani, ai suoi, tanti e tanto amati giovani. Una passione che ha trasmesso al suo amato figlio Federico vero orgoglio di un padre che ha avuto in dono un ragazzo meraviglioso: educato, rispettoso, diligente».

Messaggi commossi sono arrivati dalla Torres femminile, che l’ ha avuto come tecnico del settore giovanile (aveva allenato anche la prima squadra dell’Atletico Oristano), e da tante altre società: Sef Torres, Latte Dolce, Li Punti, Porto Torres, Coghinas, Villacidrese, Tempio, Nettuno Alghero, Sacra Famiglia e Cus Sassari e tante altre, oltre alle rappresentanze provinciali di arbitri e allenatori. «Ci piace pensare che ci abbia lasciato facendo la cosa che più gli dava piacere, abbracciato dall’affetto dei suoi ragazzi», ha scritto la dirigenza del Gs San Paolo. Ci saranno tutti, i suoi ragazzi, oggi alle 15, per l’ultimo saluto nella parrocchia di Nostra Signora del Latte Dolce.

Pubblicato su La Nuova Sardegna