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Il pm: «All’ex assessore 3 anni e 4 mesi»

Chiesta la condanna per Davide Bacciu. Sollecitati 2 anni e 6 mesi per il collaudatore e l’assoluzione per un tecnico

OLBIA. Per il pubblico ministero Ilaria Corbelli, l’ex assessore ai lavori pubblici Davide Bacciu «non ha fatto nessun intervento per la sistemazione dei fiumi volta a evitare quanto è accaduto». E ha chiesto per lui una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione (rito abbreviato) per omicidio colposo plurimo e disastro colposo per le vittime dell’alluvione del 18 novembre 2013.

Il procedimento è quello relativo all’esondazione dei canali Siligheddu, Gadduresu e Rio Ua Niedda che vede imputati con le stesse accuse anche l’ex assessore all’Urbanistica Carlo Careddu e altri sei tra tecnici e dirigenti del Comune. L’accusa li ritiene tutti responsabili, a vario titolo e ognuno nel proprio ruolo, di una serie di omissioni relative a progettazioni e lavori nei canali e nei fiumi che il giorno dell’alluvione esondarono provocando in città la morte di sei persone.

Il pubblico ministero Ilaria Corbelli aveva chiesto per tutti loro il rinvio a giudizio. Tre degli imputati hanno poi chiesto di essere processati con rito abbreviato e ieri è stata discussa solo la loro posizione: l’ex assessore ai Lavori pubblici Davide Bacciu, difeso dagli avvocati Marco Salis e Piera Ferrara, l’ingegnere Claudio Vinci collaudatore tecnico amministrativo dei lavori di sistemazione del rio Siligheddu, assistito dall’avvocato Luigi Esposito, e il geometra Francesco Pisanu, progettista dell’abitazione di Maria Massa, una delle vittime dell’alluvione, difeso dagli avvocati Stefano Asara e Lorenzo Asara. Anche per Vinci il pubblico ministero ha chiesto la condanna: 2 anni e 6 mesi di reclusione la pena sollecitata al gup Marco Contu. Ha chiesto, invece, l’assoluzione perché il fatto non sussiste per Pisanu non essendoci prova che Maria Massa sia morta per annegamento nella sua abitazione.

L’accusa ha ricostruito competenze, funzioni e poteri attribuiti alla giunta comunale e all’assessorato ai lavori pubblici in particolare, concludendo, in sintesi, che l’ex assessore nei due anni del suo mandato, non si è attivato per fare quelle opere necessarie a evitare l’esondazione dei fiumi, contribuendo a provocare la morte per annegamento delle sei vittime ( Patrizia Corona e sua figlia Morgana, Francesco Mazzoccu e suo figlio Enrico, Anna Ragnedda e Maria Massa). Una ricostruzione del tutto contestata dalla difesa che nelle memorie difensive già depositate ha prodotto atti nei quali vengono indicati segnalazioni e interventi eseguiti da Bacciu sul fronte idrogeologico. L’ex assessore era presente in aula e a conclusione dell’udienza è apparso molto provato.

Il pubblico ministero ha anche prodotto la perizia sull’alluvione eseguita dal geologo Alfonso Bellini su incarico della Corte d’appello di Sassari dove si sta celebrando il processo di secondo grado nei confronti dell’ex sindaco Gianni Giovannelli e di altri tre imputati. Perizia da cui emerge che il ciclone Cleopatra «non è stato un evento imprevedibile ed eccezionale» e che se fosse stato attivato il Piano di emergenza comunale con le attività di prevenzione previste, si sarebbe ridotta l’entità dei danni e il numero delle vittime. Tre persone, secondo il perito, e cioè Patrizia Corona con la figlia Morgana e Anna Ragnedda, si sarebbero potute salvare. Il pubblico ministero ha rimarcato come la perizia di Bellini confermi le conclusioni dei consulenti della Procura. Entrerà nel fascicolo dell’udienza preliminare per gli imputati che saranno giudicati con rito ordinario.

Il processo nei confronti dell’ex assessore Davide Bacciu, di Claudio Vinci e di Francesco Pisanu proseguirà il 28 ottobre e il 19 novembre: la parola passerà alle difese che dovranno cercare di smontare l’impianto accusatorio.

Pubblicato su La Nuova Sardegna