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Panettiere geloso confessa l’omicidio dello chef

All’origine del delitto di Teulada una presunta relazione tra Madeddu e la moglie del suo assassino

TEULADA. Sotto torchio per tutta la sera poi, poco prima della mezzanotte, è crollato e ha confessato: «Si, sono stato io a uccidere ieri notte Alessio Madeddu. Ma non lo volevo fare, sono andato al ristorante Sabor’e Mari per chiedergli conto di faccende personali. La discussione è finita a botte, ci siamo picchiati. Nella colluttazione non ci ho visto più, ho impugnato un coltello che avevo in tasca e l’ho colpito forse una prima volta. Lui ha preso un’accetta e ci siamo inseguiti nel viottolo, l’ho colpito ancora ed è finito a terra. Poi sono scappato». Il racconto di Angelo Brancasi, 43enne panettiere di Teulada, di origini siciliane, sposato e con due figli piccoli, era confuso dalla stanchezza ma del tutto credibile. Davanti alle contestazioni degli investigatori dell’Arma, avrebbe invece glissato sulle motivazioni del cruento scontro all’arma bianca con lo chef noto per le sue comparse televisive ma anche per i comportamenti che gli stavano costando gli arresti domiciliari per il tentato omicidio di due carabinieri a colpi di ruspa. Ma carabinieri, grazie all’attività della stazione di Teulada, il movente lo hanno individuato facilmente: la gelosi. L’assassino forse sospettava una relazione clandestina fra Madeddu e la moglie, dipendente stagionale della trattoria dello chef pescatore di Porto Budello. Questi aspetti, senza scendere in particolari specifici, sono stati illustrati in conferenza stampa dal comandante provinciale dell’Arma, colonnello Cesario Totaro, e dal capitano Enrico Santurri della Compagnia di Carbonia, presente anche il comandante della stazione di Teulada, il maresciallo Dario Bevilacqua, che gli stessi suoi superiori ritengono determinante nell’indagine lampo che ha portato all’arresto dell’assassino. Come determinanti sono state le immagini delle telecamere della videosorveglianza del ristorante, che hanno ripreso alcune fasi del duello rusticano. Uno scontro, alle 22 di mercoledì, che ha avuto luogo nel viottolo di accesso dalla strada provinciale all’ittiturismo e nella stessa via, come dimostrano i reperti messi assieme dagli specialisti del Ris. Una scena del crimine abbastanza complessa che aveva lasciato ipotizzare inizialmente la partecipazione di più persone a quella che sembrava una spedizione punitiva. Sangue dappertutto, anche a distanza di venti metri da dove è stato poi trovato il corpo dello chef, con l'accetta posata al suo fianco. Quindi inseguimenti fra i due, sassi lanciati dalla vittima contro il rivale che cercava di investirlo con l’auto. Poi, già colpito dalle coltellate, Madeddu è crollato a terra, morto. L’assassino è tornato a casa con gli abiti intrisi di sangue, la moglie era fuori per l'intera mattinata, all'oscuro di tutto. Alle 9 il cadavere è stato scoperto dalla figlia della vittima. I carabinieri, accorsi dopo la sua telefonata e sentita la 27enne, hanno atteso l’arrivo da Cagliari dei colleghi del reparto operativo e investigativo provinciale e poco dopo sono andati a prendere Angelo Brancasi a casa sua, a Teulada. Messo sotto torchio per tutto il pomeriggio e la sera, a mezzanotte è crollato e davanti al magistrato Rita Cariello ha confessato di essere lui l’assassino.

Pubblicato su La Nuova Sardegna