Addio Lina, la più grande

Wertmüller s’è spenta a 93 anni. Una vita di successi, prima regista donna agli Oscar

«Ricordi di una regista di buonumore». Così Lina Wertmüllier avrebbe intitolato il film sulla sua vita. Lo aveva detto due anni fa in una intervista alla Nuova a ridosso della decisione dell’Academy di insignirla dell’Oscar alla carriera. Un premio sicuramente tardivo per la prima regista al mondo candidata all’ambita statuetta, ma – visti i 40 anni abbondanti trascorsi ormai da “Pasqualino Settebellezze” – per nulla scontato. Tanto che, all’annuncio da Hollywood, lei rimase decisamente sorpresa. «Non me l’aspettavo per niente». Ma, nonostante i 91 anni compiuti, nell’autunno del 2019, in un mondo non ancora travolto dallo tsunami Covid, varcò l’Oceano per andare a ricevere l’Oscar che finalmente l’aveva inserita tra le stelle del firmamento cinematografico mondiale. Una festa di una settimana dove il gotha della settima arte, da Al Pacino a Sophia Loren, da Leonardo Di Caprio a Jodie Foster, aveva voluto rendere omaggio alla grande regista italiana. La più grande di sempre che nella notte tra mercoledì e giovedì è morta nel sonno nella sua casa di Roma. Aveva 93 anni.

Gli esordi. Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich – chissà che non sia stato il suo lungo e complicato nome di battesimo a influenzarla nella scelta dei titoli chilometrici dei suoi film – era nata nella Capitale il 14 agosto 1928. A 17 anni si iscrive all’accademia teatrale di Pietro Sharoff. Arrivano subito collaborazioni importanti: da Guido Salvini a Garinei e Giovannini. Il debutto alla radio, passa poi in televisione, dove nel 1959 sarà tra gli autori della mitica “Canzonissima” con Delia Scala, Nino Manfredi e Paolo Panelli. Nel frattempo, però, grazie anche al legame con Marcello Mastroianni, marito della sua carissima amica Flora Clarabella, si avvicina al mondo del cinema. Nel 1960 è aiuto regista di Federico Fellini in “La dolce vita”, tre anni dopo il Maestro la rivuole in “8½”. Siamo nel 1963 e Lina Wertmüller è pronta per andare con le sue gambe. Il suo primo film è “I basilischi”, di cui cura anche il soggetto e la sceneggiatura, che ottiene la Vela d’oro al festival di Locarno. La Rai la chiama per “Il giornalino di Gian Burrasca”, lo sceneggiato con Rita Pavone e le musiche di Nino Rota dirette da Luis Bacalov. Nasce il sodalizio con la Pavone: insieme – lei regista, la cantante attrice protagonista – firmano i musicarelli “Rita la zanzara” e “Non stuzzicate la zanzara”.

Gli anni Settanta. Ma è il decennio successivo quello della consacrazione di Lina Wertmüller. Un successo figlio anche dell’incontro con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato, protagonisti di alcuni dei suoi film più importanti. Il primo è nel 1972 “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, che vince la Palma d’oro a Cannes. L’anno dopo è il turno di “Film d’amore e d’anarchia - Ovvero Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza...”, con cui Giannini viene premiato migliore attore a Cannes (e che negli anni Duemila la regista porterà a teatro con Elio e Giuliana De Sio). Il 1974 è l’anno di “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, con la coppia Melato-Giannini, lei ricca borghese, lui rozzo marinaio comunista, travolti dalla passione sulle dune di Cala Luna. Nel 1976 varca l’Oceano. “Pasqualino Settebellezze” ottiene 4 nomination agli Oscar: regia (mai nessuna donna fino ad allora era stata candidata nella categoria), film straniero, sceneggiatura e attore protagonista per Giannini, questa volta senza la Melato.

L’amica Sophia. Non solo Giannini e Melato. Sono tanti gli attori amati da Lina Wertmüller. Su tutti Sophia Loren, che dirige in “Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici” del 1978 (con Mastroianni e Giannini), “Sabato domenica e lunedì” del 1990 (film tv per Canale 5), “Francesca e Nunziata” del 2002 (altra fiction Mediaset) e “Peperoni ripieni e pesci in faccia” del 2004, la sua ultima regia cinematografica. Tra gli altri interpreti da lei amati anche Piera Degli Esposti (“Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada”, 1983), Paolo Villaggio (“Io speriamo che me la cavo”, 1992) e Isa Danieli, presente in ben 10 pellicole targate Wertmüller. Nel 1984 la protagonista di “Sotto.. sotto.. strapazzato da anomala passione”, al fianco di Enrico Montesano, è Veronica Lario, non ancora signora Berlusconi.

L’Oscar. L’ultima volta dietro la macchina da presa è nel 2008. “Mannaggia alla miseria”, con Sergio Assisi e Gabriella Pession, che viene trasmesso direttamente su Rai 1 nel 2010. Lo stesso anno arriva il David alla carriera. Per l’Oscar ci vogliono altri 9 anni. L’annuncio arriva dopo la presentazione a Cannes della versione restaurata di “Pasqualino Settebellezze”. Lei è felice di quella statuetta a cui ormai non pensava più. E sulla dedica non ha dubbi. «A mio marito (Enrico Job, famoso scenografo morto nel 2008 dopo un matrimonio lungo 44 anni, ndr) e a mia figlia Maria».

Pubblicato su La Nuova Sardegna