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Il cadavere nel pozzo la verità solo dall’autopsia

Ieri accertamenti sul corpo di Sideri, ritrovato con i piedi e una mano legati

ORISTANO. Si dovrà attendere qualche giorno prima di avere elementi ufficiali sulla morte di Giuseppe Sideri, il 51enne di Uras scomparso il 2 gennaio e ritrovato sabato nelle campagne del paese dagli uomini della stazione forestale di Uras. Il medico legale Roberto Demontis, arrivato sabato sera sul luogo del ritrovamento non ha potuto far altro che sottoporre la salma dell’uomo a un primo esame esterno. Ben altri accertamenti sono necessari per far propendere il medico legale, a cui il sostituto procuratore Andrea Chelo ha affidato il caso, sull’ipotesi del suicidio piuttosto che su quella dell’omicidio.

E ieri sera all’ospedale i San Gavino quegli accertamenti sono stati eseguiti proprio da Demontis.

Il ritrovamento. La scena del ritrovamento del cadavere, un pozzo a cui si accede da una scala in muratura di pochi gradini, dovrà essere ancora studiata in tutti i suoi dettagli. A quel pozzo, nei terreni di proprietà della famiglia di Sideri, più volte parenti e forze dell’ordine si erano affacciati anche nei giorni scorsi, ma senza notare nulla di anomalo, tantomeno il cadavere dell’uomo. Eppure le condizioni del ritrovamento della salma e l’abbassamento della falda lasciano ritenere che Sideri sia stato lì dal giorno ufficiale della sua scomparsa, il 2 gennaio, e che solo i processi naturali di decomposizione abbiano consentito al cadavere di emergere.

Le condizioni. Il ritrovamento del corpo da parte degli uomini del Corpo di Vigilanza Ambientale della stazione di Marrubiu, ha lasciato attoniti i ranger. Il corpo aveva i piedi e una mano legati con del fil di ferro a un blocco di cemento. È stato il blocco a tenere sul fondo il cadavere sino a quando le sue condizioni non lo hanno fatto riemergere naturalmente. Proprio questo fatto farebbe propendere per un caduta di testa e non di piedi sul fondo del pozzo. Poi il cadavere si sarebbe girato e sarebbe lentamente riaffiorato, appena il livello dell’acqua è diminuito. Il medico legale nel suo esame andrà anche alla ricerca di ferite compatibili o meno con l’ultima fatale caduta e di eventuali altri traumi non riscontrabili ad un primo esame superficiale.

La ricostruzione. I carabinieri del reparto operativo del comando provinciale dovranno invece verificare, e un ulteriore sopralluogo è stato fatto ieri, quali erano le vie di accesso al pozzo, se si poteva entrare solo dall’accesso principale e visibile o se c’erano anche altri ingressi, magari sconosciuti ai più ma non certo ignorati da Sideri, che conosceva come le sue tasche quei terreni.

I perché. Rimangono nella dovuta riservatezza le ragioni di un eventuale gesto volontario da parte dell’uomo. In paese si ricorda con affetto l’uomo, che mai avrebbe potuto avere contrasti o nemici. Le condizioni di Sideri in apparenza non erano tali da far intravvedere un eventuale gesto sconsiderato, ma sicuramente le difficoltà relazionali e lavorative causate dalla pandemia non hanno certo aiutato Giuseppe Sideri, di cui non si avevano notizie ufficialmente dal 2 gennaio ma che potrebbe essere scomparso anche qualche giorno prima.

L’autopsia. Ecco perchè l’esame necroscopico potrà dare le risposte fondamentali per questo caso: come e quando è morto Sideri; se è annegato ai primi di gennaio o se era già morto quando è caduto (e quindi non potrebbe essere suicidio) se aveva in tutto il corpo abrasioni, ferite, o traumi compatibili con la caduta nell’acqua con quella zavorra o se graffi o altro siano slegati da quei movimenti e riconducibili ad altro. Purtroppo per le indagini almeno tredici giorni di permanenza in acqua hanno cancellato molti piccoli elementi utili agli investigatori. La morte di Sideri dovrebbe essere definita come tragico e voluto incidente, ma ci vorrà ancora qualche giorno per esserne sicuri.

Pubblicato su La Nuova Sardegna