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«Ventun anni ai due assassini di Zeneb»

Femminicidio di Baja Sardinia, la pg chiede la conferma della condanna di primo grado per i connazionali della donna

ARZACHENA. Ventun anni di carcere a ciascuno dei due imputati. La procuratrice generale della Corte d’Assise d’appello Maria Gabriella Pintus ha chiesto la conferma della condanna di primo grado per omicidio volontario in concorso per Jalal Hassissou, 41 anni, e Soufyane El Khedar, 37 anni, marocchini, accusati dell’uccisione della connazionale Zeneb Badir, 34 anni, massacrata di botte in uno stazzo a Baja Sardinia, il 23 luglio 2018. Anche in secondo grado l’accusa ha chiesto alla Corte – presieduta dal giudice Salvatore Marinaro – una pena identica per i due imputati, ritenendoli entrambi responsabili dell’atroce fine della donna, madre di tre figlie, morta all’ospedale di Olbia dopo ore di agonia per il violento pestaggio subito. Contro la sentenza di condanna avevano presentato ricorso in appello i difensori dei due marocchini, l’avvocato Cristina Cherchi, che difende Jalal Hassissou, e l’avvocato Agostinangelo Marras, che assiste, invece, Soufyane El Khedar. Nell’udienza scorsa la Corte aveva sentito in videoconferenza dal Brasile, dopo essere stato rintracciato dall’Interpol, Zouhair Korachi, il quale, secondo quanto da lui riferito, aveva raccolto le confidenze di Hassissou sull’omicidio della donna. Con le sue dichiarazioni scagionava di fatto Soufyane El Khedar.

Ieri le conclusioni della procuratrice generale che ha chiesto una condanna uguale per entrambi. La pg ha ripercorso quelle tragiche ore. Ha contestato i motivi dell’appello rimarcando che non si è trattato di omicidio preteritenzionale ma di omicidio volontario consumato nell’arco del tempo in cui la povera donna è stata massacrata di colpi. Una morte voluta. E poco importa sapere se quella furia si è scatenata per motivi di gelosia o per debiti legati alla droga. Per l’accusa anche Soufyane El Khedar ha partecipato al delitto, essendo presente al momento del pestaggio e accompagnando successivamente Jalal Hassissou in ospedale, dove avevano portato Zeneb Badir, e ad Arzachena. Ritenuto inattendibile Zouhair Korachi (che aveva scagionato Soufyane El Khedar), mentre per la pg ha detto la verità Khalil El Abbi: in aula aveva detto di aver raccolto le confidenze di Soufyane El Khedar, il quale gli aveva riferito che tutti e due avevano picchiato la donna.

Il processo proseguirà il 31 gennaio.

Zeneb Badir era stata picchiata brutalmente per ore in uno stazzo di Baja Sardinia dove abitava provvisoriamente (lavorava come cameriera stagionale ad Arzachena). Tutti e tre erano sotto gli effetti della cocaina. Era morta in ospedale il giorno dopo il pestaggio, dove era arrivata in coma irreversibile.

Le tre figlie della vittima (di 9, 12 e 16 anni) si sono costituite parte civile con l’avvocato Damaso Ragnedda.

Pubblicato su La Nuova Sardegna