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Morto dopo un intervento, chiesto mezzo milione

La lunghissima vicenda giudiziaria sul decesso di un pensionato di Santa Giusta I familiari accusano un medico e la struttura sanitaria privata in cui fu operato

ORISTANO. A dodici anni dalla morte del loro caro e a sette dal momento in cui fecero causa, i familiari attendono ancora che la giustizia faccia il suo corso. Aspettano di capire se la decisione del tribunale sarà o meno favorevole a loro. Domani si torna in aula per quella che dovrebbe essere l’ultima udienza di un caso giudiziario nato nel luglio del 2003, momento in cui muore il pensionato di Santa Giusta, Giovanni Mangroni.

Il decesso avviene all’ospedale San Martino, ma la struttura sanitaria del capoluogo non ha responsabilità in questa presunta storia di mala sanità. I familiari del pensionato li cercano altrove ovvero nel dottor Angelino Gadeddu colui che effettuò l’intervento chirurgico e nella clinica Sant’Elena di Quartu Sant’Elena ovvero la struttura in cui fu operato Giovanni Mangroni per l’asportazione di un tumore.

Il paziente rimase ospite della clinica per alcuni giorni successivi all’intervento e fu allora che le sue condizioni si aggravarono. Solo successivamente ne fu disposto il trasferimento d’urgenza al reparto di Rianimazione del San Martino a Oristano, dove però sopraggiunse la morte arrivata il 23 luglio, ventuno giorni dopo l’operazione chirurgica. La causa fu una setticemia e le successive perizie mediche, sostiene l’avvocato Gloria De Montis che assiste la moglie e i figli della vittima, avrebbero dimostrato come la condotta del dottor Gadeddu, successivamente all’intervento non sarebbe stata consona rispetto al problema medico riscontrato. Nelle documentazioni finite sul tavolo del giudice si parla di alcune inadempienze come la mancata sostituzione del catetere, il non aver effettuato drenaggi e l’aver avviato esclusivamente una terapia a base di antibiotici senza che però fossero state effettuate le analisi che potevano chiarire l’origine del problema e quindi indicare quale sarebbe stata la via da seguire. In più si aggiunge il trasferimento in condizioni di emergenza al lontano San Martino, tutti fattori che avrebbero condotto il paziente verso la morte, al di là della gravità delle sue condizioni di salute.

È per questo che la famiglia, dopo che per anni l’ha chiesto senza ottenerlo, vuole il risarcimento danni da mezzo milione, richiesta alla quale si è opposto il dottor Gadeddu che è assistito dall’avvocato Paolo Zichi. La causa è vicina alla conclusione.

Pubblicato su La Nuova Sardegna