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Il pm chiede il processo per 3 chirurghi

Paziente di Ozieri morto dopo l’asportazione di una cisti. La difesa: i medici rispettarono il protocollo, le foto lo dimostrano

SASSARI. Nessun confronto tra consulenze della difesa e dell’accusa. Il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Grotteria ha respinto la richiesta degli avvocati difensori dei tre chirurghi delle cliniche universitarie imputati di omicidio colposo dopo la morte di un paziente di Ozieri. Si tratta di Salvatore Denti, Fabrizio Scognamillo e Mario Trignano, quest’ultimo responsabile del reparto (secondo l’accusa non avrebbe monitorato le fasi più critiche dell’intervento). Il pm Carlo Scalas nei giorni scorsi ha chiesto al gup il rinvio a giudizio dei medici, a lui si è associato l’avvocato Antonio Secci che tutela i familiari della vittima.

Mario Tanda, allevatore di 55 anni, il 24 ottobre del 2011 era stato ricoverato nell’unità di Patologia chirurgica delle Cliniche per l’asportazione di una cisti di echinococco di dieci centimetri vicina al fegato, ormai vecchia e calcificata. L’allevatore aveva comunque deciso di operarsi per rimuoverla e quel giorno di ottobre in sala operatoria c’erano Salvatore Denti, primo chirurgo, e il suo aiuto Fabrizio Scognamillo. L’intervento all’inizio andò bene, furono le complicanze successive a rilevarsi devastanti: un’emorragia gli portò via nove litri di sangue e lo mandò in coma irreversibile. Dopo una settimana in Rianimazione morì.

Il consulente dell’accusa – Rita Celli – stabilì che il comportamento dei medici fu «imprudente» perché a suo giudizio «quella cisti non doveva essere asportata radicalmente ma solo parzialmente decapitata». Soprattutto «era localizzata vicino al fegato, a contatto con grossi vasi sanguigni, in una zona difficilmente aggredibile». I chirurghi – assistiti dagli avvocati Stefano Carboni, Antonello Urru e Pietro Piras – si erano difesi davanti al gup producendo anche le fotografie dell’intervento eseguito su Tanda tre anni fa dalle quali emergerebbe chiaramente che l’asportazione della cisti fu effettuata per arginare il sanguinamento che si verificò nella base terminale. Un’operazione obbligata.Secondo il legali della difesa non ci fu dunque alcuna imperizia o negligenza da parte dei chirurghi. Ma due giorni fa il pm Scalas ha sottolineato «l’irrilevanza» di quelle foto perché non comparirebbe l’ora dello scatto e quindi sarebbe impossibile stabilire il momento in cui si è creata l’emergenza che ha costretto i medici ad asportare la cisti. Il chirurgo Scognamillo – che ha reso dichiarazioni spontanee – ha però spiegato che l’intervento quel giorno cominciò alle 8.30 e che le foto vennero scattate nel momento in cui sopraggiunse l’emergenza. È la prassi in sala operatoria: le immagini diventano materiale didattico perché mostrano come affrontare imprevisti di una certa rilevanza.

La difesa ha chiesto il non luogo a procedere e il gup deciderà il 22 gennaio.

Pubblicato su La Nuova Sardegna