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Addio a Joe Cocker, grande voce del rock

Morto a 70 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore

CAGLIARI. L’immagine simbolicamente più significativa e tutto sommato quella che si è stampata meglio nel cuore di milioni di fans di Joe Cocker, morto per un tumore polmonare ieri a 70 anni nel suo ranch di Crawford in Colorado, è quella straordinaria apparizione all’evento rock per eccellenza, del festival di Woodstock. In quei memorabili giorni di “pace, amore e musica” la sua performance passa alla storia come icona dell’incontro tra il beat e il blues. Joe cantò“With a Little help from my friends” dei Beatles dall’album seminale “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club band”. Meglio dire, non la cantò ma interpretò con ispirato trasporto teatrale. Il brano, che nell’album originale ha l’apporto solistico della chitarra di Jimmy Page (alla sua uscita nel 1968 conquistò per una settimana il primo posto nelle chart inglesi) fu completamente riarrangiato in chiave rhythm and blues con una tonalità diversa da quella originale.

Proprio quella fu la chiave dello stile unico e originale elaborato da Cocker, ex idraulico di Sheffield con l’inguaribile passione per il blues. Quella di trasformare le canzoni, anche quelle già eseguite da altri artisti rendendole capolavori unici di interpretazione grazie ad una voce ricca di negritudine e pathos. Oltre ai Beatles ecco altri esempi di autori e canzoni “rivisitate”: “Feeling Alright”, di Dave Mason scritta per i Traffic, “Unchained my heart” di Ray Charles, “You are so Beatiful” di Billy Preston, “The Letter” dei Box Tops. Svetta la leggendaria “You can leave your hat on”di Randy Newman. La canzone diventò famosa come colonna sonora del film “9 Settimane e mezzo”. Accompagnò infatti il celebre spogliarello di una prorompente Kim Basinger,segnando anche il ritorno nelle scene musicali a metà degli Ottanta dopo un lungo periodo tormentato di abusi con l’alcol. Oppure per tornare ai Beatles, la splendida “She Came in Through the Bathroom Window” tratta dall’album “Abbey Road”. Canzoni che rivivranno di vita autonoma con una loro specifica aura. Joe Cocker entrava dentro l’anima stessa di quelle hit rivestendole di blues, mettendoci il cuore e una immensa passione.

La sua voce fu d’altra parte unica e inconfondibile, imitata o presa a modello da tanti (Zucchero ad esempio). Una voce che gli regalò anche una grande emozione come quella di vedersi aggiudicare nel 1983 il Grammy come miglior duetto e poi l’Oscar come migliore canzone per “Up where we belong”, scritta da una leggenda della musica folk blues come la cantautrice canadese Buffy Saint Marie in coppia con Will Jennings, cantata in duetto con Jennifer Warnes per “Ufficiale e gentiluomo”film di Taylor Hackford.

Pubblicato su La Nuova Sardegna