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I periti nella cella dove è morto Saverio

Sopralluogo della criminologa Roberta Bruzzone, si cercano nuovi elementi. Attesa per la copia dell’hard disk del carcere

SASSARI. Un contributo fondamentale per cercare la verità. Perché da una parte c’è una madre che non crede assolutamente alla tesi che il figlio si sia suicidato in una cella del nuovo carcere di Bancali («non ne aveva alcun motivo»), e dall’altra gli elementi raccolti finora avrebbero permesso di escludere ipotesi diverse da quella di una azione (forse) dimostrativa finita tragicamente con la morte del detenuto.

Da quel 6 settembre del 2014, quando Saverio Russo, 34 anni di Alghero, è stato trovato privo di vita nella sua cella, la famiglia ha cominciato una battaglia per capire realmente che cosa è successo quella sera in carcere. E per svolgere tutti gli accertamenti consentiti, ha incaricato consulenti tecnici di fama nazionale che si sono riuniti in un team e hanno iniziato a valutare tutti gli elementi disponibili. E anche a cercarne degli altri che potrebbero essere sfuggiti a un primo esame.

L’inchiesta aperta dalla procura della Repubblica, e affidata al sostituto Cristina Carunchio, è al momento in fase di evoluzione e potrebbe svilupparsi anche sulla base dei risultati delle perizie (anche dei consulenti nominati dal pubblico ministero).

Ieri mattina nel carcere di Bancali sono entrati la criminologa forense Roberta Bruzzone, esperta della scena del crimine e consulente scientifico di numerosi programmi televisivi , e diversi periti con competenze specifiche, tra cui Mariano Pitzianti (consulente in processi di grande rilevanza, non ultimo è stato incaricato di esaminare i filmati del sistema di videosorveglianza che riprende il boss Totò Riina mentre parla nell’ora d’aria con un altro detenuto e farebbe riferimento a minacce esplicite nei confronti del pubblico ministero di Matteo). L’attività nel carcere di Bancali si è sviluppata in maniera meticolosa: pare che siano stati realizzati filmati e foto nella cella dove è stato trovato morto Saverio Russo, rilevate misure a raccolti riferimenti in merito a orari, ingressi, modalità di accesso alla cella nella giornata in cui si è verificata la tragedia.

In serata il team, del quale fanno parte anche il medico legale Pinna e gli avvocati Federico Delitala e Rita Tolu, ha effettuato quello che viene definito «il punto di situazione» e sono state fissate le strategie da seguire. Fondamentale, a questo punto, potrebbe essere la possibilità di avere a disposizione la copia completa dell’hard disk del carcere di Bancali. L’esperto forense Mariano Pitzianti - che come gli altri consulenti non ha rilasciato dichiarazioni in questa fase così delicata - avrebbe ribadito l’esigenza di ottenere l’autorizzazione per la «memoria», considerandola come unica prova certa in ambito digitale per verificare i «logs file» che registrano e conservano tutto ciò che accade in un computer e in un server. In pratica si tratta della registrazione cronologica delle operazioni man mano che vengono eseguite. E dai «logs» è possibile risalire a tutte le informazioni sull’attività del calcolatore. Il rilascio della copia forense, quindi, potrebbe risultare determinante anche per lo sviluppo delle indagini.

Intanto, ieri, l’arrivo in carcere di un personaggio molto noto come Roberta Bruzzone non è passato inosservato e gran parte dei detenuti si sono interessati a quello che sta accadendo attorno a quella cella sigillata e al centro di una inchiesta complessa. Il passa parola ha messo in moto un clima di interesse finora non rilevato nel nuovo carcere sassarese, dove la morte di Saverio Russo ha aperto un capitolo che nessuno vuole chiudere frettolosamente. E meno che mai la famiglia: la madre del detenuto sta combattendo una battaglia quotidiana: «Non credo al suicidio di mio figlio – ha detto fin dal primo momento – è successa qualcosa e voglio sapere cosa. Sono fiduciosa che le indagini consentano di accedere a tutti gli atti utili per affermare la verità».

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Pubblicato su La Nuova Sardegna