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Il dolore dell’alluvione raccontato da chi c’era

La comunità ha rivissuto il dramma di dieci anni fa con il linguaggio teatrale In scena il laboratorio di story telling diretto dagli attori di “Cada Die”

VILLAGRANDE STRISAILI. Monte Nieddu: 6 dicembre di dieci anni fa. L’inizio della fine. Alle 17.50 viene giù il cielo. Nero come l’oscurità e la morte che ha lasciato dietro di sé. E poi pietre, terra, foglie, muri, macchine e case. Un fiume d’acqua impetuosa che ha aperto le porte senza bussare, che ha distrutto senza ricostruire e che ha spento la vita, senza pietà. Villagrande non dimentica. Dieci anni sono come un soffio di vento, freddo e violento, mentre un paese racconta ancora di una ferita non rimarginata, di lavori da realizzare, di voci e visi che non si incontreranno più. A tre giorni dal Natale, tutta la comunità ha voluto rivivere gli attimi tremendi e drammatici di quella sera, dove la nebbia spettrale, avvolgeva il disastro rendendolo ancora più inquietante. Lo ha fatto nel modo più intenso e genuino, con le voci di chi, quel 6 dicembre c’era. A guardare dalla finestra, mentre il muraglione delle scuole veniva giù, a scappare via tra i balconi, quando la furia dell’acqua e del fango frantumava i portoni d’ingresso, a salvare una mamma dalla piena che portava via in un attimo il lavoro e i sacrifici di una vita. Quella di giovedì, al centro di aggregazione sociale di Villagrande, è stata una serata speciale, per vivere il Natale in un modo diverso, con sentimenti di condivisione e di nuova speranza. Così è andato in scena “Quel 6 dicembre di dieci anni fa”. Non un semplice esito scenico del laboratorio di story telling – diretto dal Cada Die Teatro nell'ambito del progetto denominato “Nei teatri dei paesaggi” e inserito nel piano natura teatrale leader dei Gal Ogliastra e Colli Esini San Vicino – ma un riuscire a dare voce ed espressione alla vita di una popolazione. Un lavoro di mesi, la cui resa si è immediatamente rivelata, agli occhi di tutti, qualcosa di tremendamente vero e sentito. Davanti al grande schermo bianco, nel quale sono passate inesorabili le immagini di un paese piegato dalla furia del tempo, ma mai spezzato, sotto le luci ora azzurre, ora verdi, protagonisti veri, come vera è la storia che raccontano: bambini, adulti e anziani di Villagrande – diretti dagli attori e registi di Cada Die Teatro, Silvestro Ziccardi e Pierpaolo Piludu – hanno messo in scena i loro ricordi. Parole ed emozioni che danzano sul palco, prima lente, poi veloci. Il tono si fa sempre più intenso e incalzante, quasi a raffigurare quell’acqua e quella corsa verso la salvezza. L’alluvione è ancora viva e fa male. Vincenzo e Davide: due ragazzi. Il loro negozio. I sacrifici dei loro genitori spazzati via, come il muro e le finestre, come i piatti, i bicchieri, gli scaffali e i giornali. Vincenzo fa appena in tempo a far uscire la mamma che, forte, si tiene alla ringhiera della strada, prima di essere portata in salvo. E Paolo, che vede il turbine dell’acqua invadere le scale della sua casa. E salire. Sempre di più. Anche qui, una mamma anziana. Deve oltrepassare il balcone. Lì, c’è la salvezza. «Ancora oggi non so come ci sia riuscita». A Villagrande, giovedì sera, c’erano tutti. Dal sindaco, Giuseppe Loi, al parroco, don Franco Serrau, alle associazioni, al Coro Ogliastra, diretto da Tonino Arzu. Tanti bambini, con i loro racconti e la loro gioia, fresca e nuova. Quella che incoraggia ad andare avanti, sempre e comunque. Tra due giorni sarà Natale. Come dieci anni fa. «Lo sapevamo che non sarebbe stato un Natale come tutti gli altri – racconta una giovane donna – ma ho voluto fare comunque il presepe. Sopra la grotta ho messo due angeli di rosso vestiti: sono Assunta e Francesca». Una bimba di tre anni e sua nonna. Il prezzo più altro pagato, quel 6 dicembre di dieci anni fa, a Monte Nieddu.

Pubblicato su La Nuova Sardegna