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Siccità, scatta lo stato di calamità naturale

POSADA. Prima l’alluvione che ha devastato il territorio, ora la siccità con le campagne martoriate dall’assenza di precipitazioni e la diga di Maccheronis che invasa due milioni di metri cubi d’acq...

POSADA. Prima l’alluvione che ha devastato il territorio, ora la siccità con le campagne martoriate dall’assenza di precipitazioni e la diga di Maccheronis che invasa due milioni di metri cubi d’acqua appena sufficienti per garantire l’acqua potabile per alcuni mesi. Situazione di crisi senza precedenti per le campagne baroniesi che attendono la pioggia liberatrice per evitare la catastrofe. Non bastavano infatti i danni provocati dal ciclone Cleopatra con la morte di centinaia di capi ovini e bovini e campi inutilizzabili per mesi a causa dei detriti portati dalla piena, adesso in baronia arriva la siccità a causare gravi danni economici alle aziende agricole e zootecniche locali. Diversi titolari e rappresentanti di categoria si sono già recati in Comune a presentare le loro lamentele e sollecitare provvedimenti perché la situazione è ormai al collasso. Nei giorni scorsi il Consorzio di bonifica ha anche chiuso gli idranti che servono il territorio che va da Siniscola a San Teodoro e le campagne non possono essere nemmeno irrigate. Ma oltre agli agricoltori, disperati sono anche gli allevatori che non sanno dove reperire l’acqua necessaria al fabbisogno aziendale. A seguito di ciò, l’amministrazione comunale ha dichiarato lo stato di calamità naturale informando la Regione della drammatica situazione venutasi a creare in tutto il territorio per la mancanza d’acqua. Copia del provvedimento, è stato inviato anche all’Argea l’ente regionale che si occupa di agricoltura e alla protezione civile. Si resta in attesa anche della richiesta inoltrata al Consorzio per permettere l’apertura di alcuni idranti delle rete irrigua per permettere alle aziende di rifornirsi di acqua per le esigenze quotidiane. Un dramma quello della carenza idrica che interessa anche le centinaia di case agricole disseminate nel territorio e che utilizzavano l’acqua della diga come unica fonte di approvvigionamento.

Pubblicato su La Nuova Sardegna