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Uccisi i terroristi con un doppio blitz

Finisce l’incubo: le forze speciali irrompono nei due covi degli jihadisti Quattro morti tra gli ostaggi, non si trova invece la moglie di Coulibaly

ROMA. «Mi sono nascosto in uno scatolone in una sala al primo piano, penso che abbiano ucciso tutti. Dite alla polizia di intervenire». È lui l’eroe della Francia, l’uomo che, tramite il suo cellulare, ha aiutato le forze speciali a mettere fine all’incubo che per tre giorni ha tenuto l’intero Paese in uno stato di massima allerta. Lilian, 27 anni, nascosto in uno scatolone, e poi sotto un lavandino, per oltre otte ore, si è trasformato da grafico in un agente infiltrato in una cellula terroristica. Dalla tipografia a Dammartin-en-Goele un piccolo paese a 40 chilometri da Parigi dove gli autori della strage a Charlie Hebdo, i fratelli Kouachi, si erano rifugiati, è rimasto in contatto via sms con gli agenti raccontando le mosse dei due terroristi. Fino all’assalto finale in cui Chèrif e Said Koauci sono stati uccisi dalle teste di cuoio.

L’11 settembre della Francia con i suoi 20 morti in tre giorni, di cui 7 solo ieri, è finito alle 17 quando la polizia ha liberato gli ostaggi. Il primo blitz è scattato alla tipografia Creation Tendeance Decouverte di Dammartin dove Said e Chèrif Kouachi avevano preso in ostaggio il titolare Michel Catalano. Di Lilian, fortunatamente non si erano accorti. In precedenza avevano liberato il titolare della tipografia, che aveva curato una ferita al collo di uno dei terroristi, colpito dalla polizia.

Subito dopo, le forze speciali hanno fatto irruzione nel supermercato Kosher a Porte de Vincennes, dalle 13, erano tenute in ostaggio una ventina di persone, tra cui un bambino. Il bilancio di questi tre giorni è dunque tragico: 17 persone sono state uccise, tra loro 8 giornalisti, 3 agenti di polizia, un impiegato e 4 ostaggi. Quattro persone sono gravi. Morti anche i tre terroristi: i fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly, il 32enne killer della vigilessa assassinata giovedì a Montrouge, a sud di Parigi. Ora si ha la certezza che facevano parte della stessa cellula terroristica e che la strage a Charlie Hebdo e l’omicidio dell’agente Clarissa Jean Philippe erano collegati. Lo stesso Coulibaly ha minacciato di uccidere gli ostaggi se la polizia non lasciava liberi Said e Chèrif. Secondo i media, quando l’uomo si è barricato nel negozio aveva con sé esplosivi, ma non sarebbe riuscito a collegarli per minare una porta. Prima di essere ucciso avrebbe telefonato ad altri jihadisti spronandoli a compiere attentati. Sparita sua moglie, la 26enne Hayat Boumeddienne, che tra l’altro era collegata con la compagna di Cherif Kouachi (500 contatti telefonici in un anno), e hanno avuto un ruolo importante nei raid terroristici. Ora la ragazza, che è l’unica superstite del gruppo terroristico, è ricercata soprattutto per quanto potrebbe rivelare agli inquirenti.

Ieri Parigi ha vissuto ore di tensione con l’intera capitale blindata, i negozi del Marais il quartiere ebraico, chiuso per ordine del Prefetto, bloccate molte fermate del metro. Deviata la traiettoria di atterraggio all’aeroporto De Gaulle. Diverse scuole del XX arrodissement evacuate. Ma era dalla notte precedenti che Parigi era in allarme. Gli investigatori avevano intercettato i due killer che dopo essere fuggiti, stavano tornando nella Capitale forse per mettere a segno un’altra strage e poter «morire da martiri». Dopo una fuga a piedi, Chèrif e Said Kouachi, minacciando il proprietario hanno rubato una macchina a Montagny: «Se i media ti interrogheranno, tu dirai: è al-Qaeda nello Yemen». Alle 8 hanno imboccato la National 2 e a Dammartin ci sono finiti per un posto di blocco, i terroristi hanno ingaggiato un conflitto a fuoco con la polizia deviando per la cittadina. Nella tipografia, sapevano che la loro fuga era finita. Quando le teste di cuoio alle 17,01 hanno iniziato il blitz, entrambi si sono lanciati fuori della fabbrica sparando, avevano anche un bazooka. Sono stati subito freddati dai cecchini. Alle 17,10 liberati gli ostaggi all’Hyper Cacher. L’incubo è finito.

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Pubblicato su La Nuova Sardegna