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Parigi, orrore al kosher Uccisi quattro ostaggi

Morto nel blitz il 32enne Coulibaly, si era barricato nel negozio di alimentari È giallo sulla compagna: per la Cnn c’era, per le Monde no. Tace la polizia

PARIGI. «Lasciate liberi i fratelli Kouachi e non fate assalti! Sapete chi sono!». L’uomo che brandisce un kalashnikov davanti al supermercato ebraico non mente. La polizia francese lo conosce bene. Lui è Amedy Coulibaly, pregiudicato 32enne, sospettato numero uno per l’omicidio di una poliziotta a Montrouge, nella periferia parigina. Lo stesso delitto per cui le forze dell’ordine francesi non ipotizzavano, fino a ieri sera, alcun legame con la strage del Charlie Hebdo.

Le prime fasi. Sono le 13 a Parigi, zona porte de Vincennes, quando Amedy Coulibaly si barrica dentro l’Hyper Cacher - supermercato che vende cibo kosher, trattato secondo le tradizioni ebraiche - con diversi ostaggi. Il luogo è affollato: il venerdì al tramonto inizia lo shabbat, la festa del riposo, e c’è chi fa compere prima di iniziare l’astensione da ogni attività. Inizialmente si parla di 5 ostaggi, tra cui una donna e un bambino. Il numero non verrà mai confermato da fonti ufficiali, ma durante la giornata si capisce che la stima è al ribasso. C’è chi parla di almeno 15 o 20 persone sotto il giogo di Coulibaly nel supermercato ebraico. Secondo le Parisien, alcuni ostaggi, si sarebbero nascosti in un locale climatizzato. Il giornalista di Liberation Dominique Albertini ricostruisce insieme a Jeremy, amico-portavoce del fratello di una donna sequestrata, una parte del racconto: «Sua sorella era con altri 4 ostaggi in una stanza fredda nel seminterrato. C'erano cinque persone, tra cui due donne e un bambino. Queste persone sono scese a nascondersi nel sottosuolo nelle prime fasi del sequestro di ostaggi, perché conoscevano la scena. A quanto pare una donna che avrebbe accompagnato Coulibaly durante il sequestro, probabilmente la sua complice, sarebbe andata giù e vedendoli, avrebbe chiesto loro di salire loro “gentilmente”. Loro avrebbero rifiutato e chiuso la porta della stanza, dove sono rimasti per tutto il tempo. Non sapevano quante persone erano in cima e non sentivano nulla di quello che stava succedendo».

La svista. L’ennesimo errore banale, a questo punto, avrebbe favorito i poliziotti. Secondo quanto riferisce Bfm-Tv la polizia avrebbe potuto ascoltare quello che succedeva all’interno del supermercato perché Coulibaly, dopo una telefonata, si era dimenticato di attaccare il telefono. «La svista è stata molto utile agli agenti» secondo quanto riportato dall’emittente, perché Coulibaly «si è messo a pregare e a quel punto hanno deciso di lanciare l’attacco».

Il blitz. Poco dopo le 17, quasi in contemporanea con il blitz alla tipografia in cui sono asserragliati i fratelli Kouachi, le teste di cuoio francesi si avvicinano all’ingresso dell’Hyper Cacher. Le torce illuminano l’ingresso, ma un boato e una fiammata improvvisa scuotono gli agenti. Le forze dell’ordine entrano all’interno del supermercato. Si sentono altri spari e una coppia di ostaggi fugge. Amedy Coulibaly muore crivellato dai colpi della polizia. Insieme a lui, secondo il primo ministro Hollande, sul pavimento restano 4 ostaggi, uccisi però - secondo il procuratore di Parigi, Francois Molins - prima del blitz. Alcune fonti riferiscono che almeno 3 di loro potrebbero essere stati uccisi prima del blitz. Altre 4 persone sono rimaste ferite gravemente. La polizia francese non ha svelato l’identità dei morti e dei feriti, tra di loro potrebbero esserci anche alcuni agenti che hanno partecipato al blitz.

Il giallo della donna. Hayat Boumedienne, 26 anni, è la compagna di Coulibaly dal 2010. Oggi è ricercata dalle forze di polizia francesi per complicità nell’omicidio di Montrouge. Secondo le fonti della Cnn la donna era con Coulibaly durante il sequestro e sarebbe riuscita a fuggire prima del blitz. Secondo Le Monde, invece, non era presente nel locale. Potrebbe dunque essere lei la donna che ha chiesto agli ostaggi nel seminterrato freddo di salire. Il legame con Coulibaly è profondo: proprio lei attendeva il terrorista islamico lo scorso anno all’uscita del carcere. L’uomo era stato accusato dall’antiterrorismo di complicità nel piano per l’evasione di Smait Ali Belkacem, autore dell’attentato del 1995 alla stazione metro di Saint-Michel a Parigi. Anche Boumedienne sarebbe stata interrogata in quell’occasione. La sua presenza all’interno del supermercato, però, resta un giallo: perché la polizia francese tace su un eventuale coinvolgimento.

Siamo di al Qaeda, anzi dell’Is. Coulibaly avrebbe confessato alla redazione di Bfm-Tv, secondo quanto riportato dall’emittente, di essersi coordinato con gli attentatori del Charlie Hebdo: i fratelli Kouachi. Loro dovevano occuparsi dei vignettisti, lui dei poliziotti. C’è un piccolo giallo, però, sull’appartenenza ideologica della cellula terroristica. Se i fratelli Kouachi, infatti, avevano detto di essere finanziati da al Qaeda, Coulibaly si sarebbe definito un membro del “Daesh”, uno dei nomi dello stato islamico.

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Pubblicato su La Nuova Sardegna