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Sulla cupola le tende della protesta

I lavoratori della Romangia Servizi hanno occupato il tetto della chiesa parrocchiale del patrono San Pantaleo

SORSO. Le bandiere della protesta sulla cupola della chiesa di San Pantaleo. Ieri mattina, i lavoratori della Romangia Servizi sono saliti sulla cupola - occupandola -, a quindici metri di altezza. La vertenza della società partecipata del Comune, è partita qualche giorno fa ma ha subito una forte accelerazione ieri mattina, quando alcuni degli operai della multiservizi si sono trasferiti sul tetto della chiesa intitolata al Santo patrono di Sorso. «Rimarremo finché non avremo risposte sul nostro futuro», hanno intimato i lavoratori.

La protesta è esplosa quando l’amministrazione comunale ha comunicato di non stipulare i contratti di servizio con la società in house, mettendo a rischio il futuro di tante famiglie. L’amministratore parrocchiale, Don Anselmo Olisaeke, ha ricevuto i lavoratori e sentito il sindaco Giuseppe Morghen. «Per ora possiamo offrire soltanto 5 mesi di cassa integrazione a zero ore», aveva spiegato nei giorni scorsi il primo cittadino. Mercoledì è previsto un nuovo incontro fra sindacati, Cda e amministrazione comunale.

La cupola. L’occupazione di uno dei luoghi simbolo di Sorso è iniziata ieri mattina all’alba, quando i primi quattro operai si sono inerpicati nella scalinata che si avvita all’interno del campanile portandosi dietro tutto l’occorrente per organizzare la prima “presa della zimbonia di Santu Pantareu”. Cibo, bevande calde, una tenda e vestiti pesanti: sono solo alcuni dei bagagli issati sul tetto dai lavoratori, dove è salito anche il consigliere comunale, ed ex operaio Vinyls, Michele Cossu.

La città. Le famiglie in apprensione per il posto di lavoro del proprio padre o marito sono una quarantina, unite da un destino già ben delineato qualche anno fa, quando le prime crepe nei bilanci lasciavano intravedere che prima o poi la situazione della multiservizi sarebbe scoppiata. E così è stato. E se i lavoratori sono coesi nel portare avanti la battaglia in difesa del loro posto di lavoro, è anche vero che la città non ha dimostrato molta empatia rispetto al dramma umano di tante famiglie. Sì, certo, alcuni curiosi si sono avvicinati a fotografare e salutare gli operai appostati sulla chiesa, ma non abbastanza. I lavoratori di Sorso conoscono il valore della loro opera al servizio della città e in queste ore lo stanno urlando. La cura dei giardini pubblici, la vigilanza sugli scuolabus, le potature degli alberi (anche quelli pericolanti), la pulizia del cimitero, il taglio siepi delle rotatorie stradali presenti in città: erano tutti lavori gestiti dalla Romangia Servizi fino a pochi giorni fa.

La Chiesa. «Avete fatto sentire forte la vostra voce in un modo che nessuno aveva mai fatto prima. Ora però aspettate il prossimo incontro con l’amministrazione e scegliete la via del dialogo». Don Anselmo ha accolto i lavoratori con queste parole, suggerendo la trattativa e cercando di placare gli animi a dir poco bollenti. «Ho sentito telefonicamente il sindaco Morghen, che mi ha assicurato di seguire la vicenda con attenzione. So bene che la vertenza assorbe non soltanto quaranta uomini bensì quaranta famiglie, bambini compresi», ha spiegato il sacerdote, che in conclusione ha esortato i lavoratori: «Il vostro è un gesto civile, ma non andate oltre le azioni dimostrative».

Il “dopo Romangia”. La società era nata nel 2007 e doveva servire a stabilizzare molti dei lavoratori socialmente utili (Lsu). Ma insieme a loro furono “innestati” anche altri operai, sfondando così le cinquanta unità: un’operazione da sempre criticata duramente dal sindaco Morghen, che in sostanza accusa l’ex sindaco Antonio Spano e l’allora maggioranza, di aver condannato a morte quelle famiglie fin dal principio. Fatto sta che oggi, con la società partecipata in fuori gioco, iniziano a vedersi i primi segni di sporcizia e degrado. Non a caso, ieri mattina l’amministrazione comunale è corsa ai ripari inviando gli uomini del servizio civico per ripulire alcune zone del cimitero comunale. Apriti cielo: gli operai della Romangia – che fino a pochi giorni fa aveva in carico anche i servizi cimiteriali – sono andati su tutte le furie. «È inaccettabile, i nostri amministratori devono smetterla con questi comportamenti», è il coro di protesta che si è levato nel sit-in approntato davanti al municipio, in piazza Garibaldi. Non resta che attendere gli sviluppi del nuovo incontro fra sindacati, Cda e amministrazione previsto per mercoledì prossimo.

Pubblicato su La Nuova Sardegna