• Home
  •  > Notizie
  •  > Coulibaly, l’obiettivo era l’asilo ebraico Fiamme ad Amburgo

Coulibaly, l’obiettivo era l’asilo ebraico Fiamme ad Amburgo

Incendiato giornale tedesco, aveva ripubblicato le vignette Il terrorista in un video postumo su Youtube: «Sono dell’Is»

ROMA. Con un tempismo inquietante e certo non casuale il video postumo di Amedy Coulibaly, lo jihadista morto nel blitz al market Kosher di Porte de Vincennes, è stato postato su Youtube proprio poche ore prima della marcia di Parigi contro il terrorismo.

Tre gli spezzoni, poi tolti dal web, in cui Coulibaly rivendica le sue “azioni”, l’appartenenza all’Is e le “ragioni” dei suoi attacchi. Nelle prime immagini, un uomo - che sembra proprio essere Coulibaly - vestito di nero con accanto un kalashnikov rivendica l’agguato di Montrouge in cui giovedì scorso è stata uccisa la giovane vigilessa Clarissa Jean-Philippe. Quel giorno, il vero obiettivo dell’attentatore sarebbero stati i bambini dell’asilo ebraico, ma il banale incidente stradale in cui la poliziotta lo ferma per un controllo manda a monte il piano. Poi, il sequestratore dei 19 ostaggi ebrei (tra cui 4 morti che saranno seppelliti in Israele) ripete le stesse cose già dette alla tv francese: e cioè che era coordinato con i fratelli Kouachi, autori della strage di Charlie Hebdo, e che li avrebbe anche finanziati. I fratelli Said e Cherif Kouachi avevano rivendicato di essere di al Qaeda. Ma per gli Usa non si sarebbe «alcun credibile riscontro» che dietro la strage al settimanale satirico ci sia davvero al Qaeda dello Yemen.

Nel secondo spezzone, dove Coulibaly questa volta indossa una tunica bianca e una kefiah sulla testa, dice di appartenere allo Stato islamico e lancia una serie di proclami contro l’Occidente e giustifica gli attentati come «rappresaglia» per gli attacchi contro il califfo al Baghdadi.

Il giornale Le Monde ipotizza che se il video è stato postato dopo gli attentati, allora deve esserci almeno un complice. Al terrorista ucciso venerdì scorso inoltre, la procura di Parigi sembra attribuisca anche un altro attentato contro un uomo che faceva jogging a Fontenay-aux-Roses, la zona dove Coulibaly viveva. La vittima, 32 anni, è rimasta ferita da colpi di arma da fuoco. Sul posto sono stati ritrovati cinque bossoli e l’esame balistico ha dimostrato che sono della stessa pistola automatica trovata nel supermercato Kosher.

Intanto, non si fermano gli allarmi terrorismo. Ieri, una bomba molotov è stata lanciata contro la sede di un giornale di Amburgo, «Hamburguer Morgenpost», che nei giorni scorsi ha ripubblicato le vignette del settimanale satirico francese Charlie Hebdo. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco che hanno limitato i danni all’archivio. «La redazione è preoccupata, un attacco del genere non lascia nessuno tranquillo. Ma non cadremo né nel panico, né nell’isterismo», ha detto il direttore Frank Niggemeier. Sempre nella giornata di ieri è stata evacuata la redazione del più diffuso quotidiano belga in francese, Le Soir, nel centro di Bruxelles dopo l’annuncio della presenza di una bomba da parte di un uomo che ha chiamato affermando di «non poterne più» della copertura data alla strage di Parigi. La polizia ha identificato il sospetto: si chiama Thierry Carreyn, 53 anni, ex tipografo, noto alla giustizia per aver piazzato nel 1999 una bomba davanti alla sede del partito di estrema destra Blocco Fiammingo. Le Soir ha trasferito la redazione in un vicino albergo per far uscire comunque il giornale di oggi.

Infine, sembra che anche il Vaticano sia nel mirino dell’Is. Ma, al momento, secondo fonti dell’intelligence italiana alla quale Mossad e Cia avrebbero inviato nei giorni scorsi informative, «non ci sono segnali concreti» che possano far pensare ad un attacco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato su La Nuova Sardegna