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Donna scomparsa dalla nave: è morta dopo giorni di agonia nella sala macchine

Porto Torres, dopo due settimane ritrovato il cadavere sulla Sharden Tirrenia, ma il decesso risalirebbe a 4-5 giorni fa. Ipotesi agghiacciante: la turista sarebbe rimasta intrappolata a prua nella zona motori

PORTO TORRES. Scomparsa nel nulla la notte del 30 ottobre, mentre era in viaggio per Genova con il marito a bordo della “Sharden” della Tirrenia. E ricomparsa ieri - intorno alle 13 - nella sala macchine dello stesso traghetto ormeggiato nello scalo marittimo di Porto Torres. Il corpo senza vita di Imelda Bechstein, 74 anni di Monaco, è stato scoperto in un ambiente scarsamente frequentato anche dall’equipaggio, nella zona delle eliche di manovra di prua. È giallo sulla morte della donna tedesca che - secondo le prime valutazioni - potrebbe non essere deceduta il giorno stesso della misteriosa scomparsa a bordo ma addirittura quattro o cinque giorni fa, dopo una lunga agonia.

Per lei, la sala macchine del traghetto in navigazione da Porto Torres per Genova, sarebbe diventata una trappola mortale dalla quale - per ragioni che l’inchiesta dovrà chiarire - non è più riuscita ad uscire. E per quindici giorni nessuno ha scoperto la sua presenza (prima da viva e poi da morta), fino a ieri quando è stato dato l’allarme dal personale di bordo. Non si può escludere che la passeggera fosse ancora viva mentre la nave andava avanti e indietro tra lo scalo marittimo della Liguria e quello del nord Sardegna. Sono almeno due le inchieste aperte: quella della procura della Repubblica di Genova, alla quale era pervenuta la denuncia presentata dal marito della donna (che si era rivolto alla polizia di frontiera di Genova, una volta arrivato in porto), e quella della Procura di Sassari che dovrà sgombrare i dubbi sulla morte della turista di Monaco. Anche la polizia tedesca si era interessata alla scomparsa di Imelda Bechstein e gli investigatori avevano contattato la polizia italiana per raccogliere informazioni.

Sulla vicenda, ora, indagano i carabinieri della compagnia di Porto Torres al comando del capitano Romolo Mastrolia che ieri ha effettuato un lungo sopralluogo a bordo del traghetto con il magistrato titolare dell’inchiesta Corinna Carrara, con il medico legale Francesco Serra e con la Capitaneria. I rilievi sono stati eseguiti dagli specialisti della Sezione investigazioni scientifiche del Reparto operativo del comando provinciale di Sassari. Il corpo della donna è stato trasferito all’Istituto di Patologia forense.

L’allarme. Ieri a bordo della Sharden era in corso una esercitazione (di quelle che vengono programmate periodicamente) per la sicurezza. E il personale incaricato ha cominciato l’esplorazione nella sala macchine. Nessun problema particolare nella “pancia” metallica piena di tubi, fili e luci, dove il rumore dei motori (4 propulsori che generano una velocità di 29 nodi per un totale di 51.360 kw) è assordante. A un certo punto, intorno alle 13, la terribile scoperta. Il corpo della donna era in un angolo, vicino alle eliche di manovra di prua. L’esercitazione è stata sospesa ed è stata informata la Capitaneria di porto.

Il giallo. Il sospetto che il corpo senza vita potesse essere quello della turista tedesca scomparsa in navigazione, la notte del 30 ottobre 2016, è diventato ben presto certezza. È stato avvertito il magistrato di turno che - viste le circostanze - ha disposto l’intervento dei carabinieri. E il caso è stato trattato come si fa con quelli particolarmente gravi. Insomma, come se fosse un omicidio. I rilievi scrupolosi sono andati avanti per ore. Sentiti buona parte dei componenti l’equipaggio (77 marittimi).

L’autopsia. Dalle prime valutazioni del medico legale Francesco Serra, nessun elemento particolare. Niente segni di violenza evidenti e neppure tracce di una eventuale lotta (nel caso la donna avesse tentato di difendersi). L’accesso alla sala macchine è stato interdetto a tutti e sono cominciati i rilievi del Sis per cercare di raccogliere ogni elemento utile per le indagini. Ma il chiarimento fondamentale arriverà dall’autopsia che - una volta conferito l’incarico - effettuerà il medico legale. Dovrà essere stabilito il giorno (l’ora presunta) del decesso e anche la causa della morte. Ieri sera, tra le ipotesi più accreditate c’era quella che Imelda Bechstein - per motivi che dovranno essere chiariti - sia entrata (da sola o favorita da qualcuno) nella sala macchine e poi non sia più riuscita a uscire. Quando il marito si era reso conto della sua assenza, prima l’aveva cercata e poi aveva segnalato la scomparsa all’ufficiale di bordo della Sharden. Erano scattate le ricerche ma senza esito. A Genova c’era stata l’ispezione dei militari della Capitaneria di porto, ma anche in quel caso nessun risultato. Tanto che si era fatta strada l’ipotesi di un incidente o di un suicidio: cioè la tesi che la passeggera fosse caduta o si fosse lanciata in mare. Da quel momento più niente. Fino alle 13 di ieri. Il marito della donna, nel frattempo rientrato in Germania, è stato avvertito dalle autorità tedesche.

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Pubblicato su La Nuova Sardegna