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«Parole dimenticate? No, solo tanta emozione»

NEW YORK. Patti Smith smentisce le insinuazioni circolate subito dopo la sua performance alla cerimonia dei Nobel: «Non mi sono dimenticata le parole». L’artista americana ha affidato al New Yorker...

NEW YORK. Patti Smith smentisce le insinuazioni circolate subito dopo la sua performance alla cerimonia dei Nobel: «Non mi sono dimenticata le parole». L’artista americana ha affidato al New Yorker il racconto della giornata in cui a Bob Dylan, di cui è stata ammiratrice ma soprattutto fan da quando era ragazzina, è stato attribuito il premio per la letteratura. Quel giorno la Smith aveva cantato «A Hard Rain's A-Gonna Fall» ma si era interrotta quasi subito, sopraffatta dal nervosismo e dalle emozioni. Nel saggio personale e poetico pubblicato sul sito online dello storico magazine, la cantante rivela che quel brano fa parte del suo vissuto da quando aveva 16 anni e la madre le regalò il disco, ovviamente in vinile. «Avevo provato incessantemente per settimane», tanto che le parole «erano diventate parte di me». Come potevo dimenticarle? Patti spiega che «erano tutte lì, nella mia testa, ma era impossibile farle uscire».

Quella mattina del 10 dicembre cominciata con una pioggia battenteche poi si era trasformata in neve, milioni di ricordi di persone amate e perdute si sono accavallate nella testa della cantante: «Ho pensato a mia madre che mi aveva comprato il primo album di Dylan. Lo aveva pescato nel cestino dei buoni affari in un negozio di sconti e comprato con i soldi delle mance: “Penso che sia uno che ti può piacere». Madre di «un figlio dagli occhi azzurri» proprio come in «A Hard Rain's», Patti ha evocato il marito, Fred «Sonic» Smith, morto di infarto nel 1995: «Avevamo cantato assieme quel brano, ho rivisto gli accordi che uscivano dalle sue mani».

La Smith spiega come è andata alla Concert Hall di Stoccolma: «Dopo gli accordi iniziali mi sono sentita cantare. Il primo verso era passabile, un po’ incerto, ma ero sicura che avrei ritrovato l’equilibrio. Invece sono stata investita da una valanga di emozioni che si susseguivano con intensità tale che era impossible mediarle. Con la coda dell’occhio vedevo la gabbia delle televisioni, i dignitari sul palco, il pubblico dietro di loro. Non mi era mai capitato di avere un simile attacco di nervi. Non sono riuscita ad andare avanti».

Tornata al suo posto Patti Smith si è sentita, scrive nel pezzo, «umiliata», ma si è anche accorta di essere entrata veramente dentro una canzone che comincia con «Sono inciampato sul fianco di dodici nebbiose montagne» e finisce con il verso «E saprò bene le mie parole ben prima di incominciare a cantare». A cerimonia finita, Smith è stata avvicinata da alcuni premiati: «Sono stati molto gentili. Mi hanno detto che la mia performance è stata una sorta di metafora delle loro battaglie».

Pubblicato su La Nuova Sardegna