• Home
  •  > Notizie
  •  > Strage di Parigi, arrivano dal vescovo parole di condanna

Strage di Parigi, arrivano dal vescovo parole di condanna

Il pensiero di Sanguinetti a quasi un mese dall’attentato: Occidente impreparato di fronte all’escalation del terrore

TEMPIO. E’ passato un mese dall'attentato alla redazione del giornale satirico “Charlie Hebdo” di Parigi. Il 7 gennaio 2015, attorno alle 11.30, un commando di due uomini armati con fucili d'assalto ha attaccato la sede del giornale durante la riunione settimanale di redazione. Dodici i morti, tra i quali il direttore Stéphane Charbonnier e diversi collaboratori storici, due poliziotti e numerosi feriti.

Pochi istanti prima dell'attacco, il settimanale satirico aveva pubblicato sul proprio profilo Twitter una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico. Dopo l'attentato il commando, che durante l'azione ha gridato frasi inneggianti ad Allah e alla punizione del periodico Charlie Hebdo, è fuggito. Nei giorni successivi sono morte altre otto persone e i tre attentatori. Il vescovo della diocesi di Tempio-Ampurias, monsignor Sebastiano Sanguinetti, esprime il proprio pensiero sull’accaduto. «Oltre all’orrore e alla condanna senza attenuanti di tanta spietata crudeltà, occorre avere anche lucida coscienza e determinazione su come arginare questa folle escalation del terrore. Ormai è chiaro, e non da oggi, che si tratta di una dichiarata guerra globale del fondamentalismo islamico radicale contro l’Occidente e contro gli stessi nemici interni, dove la religione è più il pretesto che la ragione fondante - afferma monsignor Sanguinetti -. Nello stesso tempo ho la sensazione che l’Occidente non sia sufficientemente preparato ad affrontare la situazione. E non lo è, fra l’altro, per una sua intrinseca debolezza culturale, per una falsa concezione della libertà che lo ha impoverito dei cardini basilari della sua storia e dei suoi valori identitari. Non lo è, ancora, per una eccessiva frantumazione politica e per la mancanza di una strategia comune e condivisa. In una parola, la fragilità culturale e politica dell’Occidente lo fa essere facile terra di conquista del fondamentalismo radicale». Un modo di agire: «Davanti alla guerra in atto va perseguita innanzitutto la strada del dialogo, naturalmente con quelle parti dell’Islam che lo accettano. Il primo argine al radicalismo è proprio quello dell’Islam moderato. Il dialogo, tuttavia, ha come presupposto il reciproco riconoscimento delle identità. Non è abdicando alla propria identità, alla propria storia e cultura, che si agevola l’integrazione dell’altro. Inoltre, alla dichiarazione di guerra del fondamentalismo, è anche necessario rispondere con tutti i mezzi leciti di difesa, sia all’interno dei propri confini, sia lì dove vengono pianificati e coordinati gli atti terroristici». Sulla libertà di stampa: «Senza adombrare alcuna giustificazione a ciò che è successo e continua a succedere, non sarebbe fuori luogo un più intelligente uso della libertà di stampa e di pensiero, che non si traduca in sberleffo e gratuita irrisione del credo religioso di chiunque».

Pubblicato su La Nuova Sardegna