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«La criminalità che cambia non ci ha colti impreparati»

Il questore Pierluigi D’Angelo lascia la città dopo cinque anni per andare a Lecce «Dolore per la perdita di Tanzi, soddisfatto per il ringiovanimento in questura»

NUORO. La Sardegna ce l’ha nel cuore, c’era arrivato nel 1981 da Napoli, sua città natale, che gli ha trasmesso il carattere gioviale e la disponibilità, e da allora non più andato via. Si è allontanato per brevi periodi, ma è sempre tornato con incarichi sempre più importanti. Ora, dopo una vita professionale trascorsa quasi interamente nell’isola, di cui nove anni, con una pausa di due anni, a Nuoro, il questore Pierluigi D’Angelo è stato chiamato a ricoprire lo stesso incarico a Lecce, un territorio ancora più complicato della Barbagia.

«Partiamo dal punto principale della mia vita: ho scelto di essere sardo e qui tornerò – ha spiegato il questore, mentre sistema negli scatoloni i ricordi della sua lunga carriera –. Ho imparato ad amare questa terra giorno dopo giorno e qui a Nuoro ha trascorso due parentesi umane e professionali indimenticabili. Un’esperienza che auguro a tanti colleghi. In questo territorio ho incontrato persone serie, concrete, che badano al sodo senza troppi fronzoli. Persone dalle quali ho imparato tanto. Ora il dramma del Nuorese è il lavoro, l’economia locale è in ginocchio e nonostante l’impegno della gente si fa davvero poco per aiutare questo territorio a superare l’isolamento. Ma c’è una grande dignità, qualcosa che è difficile trovare da altre parti e che fa dei nuoresi persone speciali».

Pierluigi D’Angelo era stato a Nuoro da vicequestore vicario dal 200a al 2008 e dopo una parentesi a Bologna e Firenze è tornato in città da questore nel 2010. In questi anni ha visto la criminalità cambiare e predisposto le contromisure necessarie affinchè il cambiamento non diventasse una nuova emergenza, come lo era stato in passato. «Purtroppo per quanto riguarda gli omicidi siamo sempre ai vertici nazionali in rapporto alla popolazione – ha continuato il questore, che tra qualche giorno lascerà il posto a Paolo Fassari, dirigente superiore della polizia di Stato proveniente dal Compartimento della polizia stradale di Torino –, ma la situazione è sicuramente migliorata. I reati in campagna sono diminuiti, i sequestri di persona sono soltanto un brutto ricordo che hanno segnato un periodo molto buio della Sardegna, ora la droga ha preso il sopravvento e non ci siamo mossi di conseguenza. Le squadriglie che battono le campagne ci sono ancora – ha aggiunto D’Angelo –, ma le nostre forze le abbiamo impegnate per arginare i fenomeni della nuova criminalità. Un modo diverso di fare le indagini e i risultati sono arrivati: 12 grandi operazione antidroga con recupero di ingenti quantità di stupefacente, senza contare le piantagioni scoperte e distrutte. Ma credo che il risultato più interessante sia quello del rapporto con la popolazione, basato sul rispetto reciproco e anche sulla collaborazione. E questo credo sia merito anche del ringiovanimento della struttura che per certi versi ha pagato lo scotto dell’inesperienza, che è però stato sopperito dall’entusiasmo. Ecco – ha insistito il questore – la soddisfazione più grande è proprio questa: aver formato tanti giovani che sono certo faranno una grande carriera perché hanno potuto confrontarsi con una realtà difficile senza pressioni, maturando esperienze fondamentali per il loro futuro».

Dopo le soddisfazioni, le amarezze e il dolore «Luca Tanzi è sempre in cima ai miei pensieri in ogni momento – ha spiegato Pierluigi D’Angelo, mascherando con un sorriso la sofferenza che gli porta ricordare –. Il 18 novembre 2013, una data terribile: l’alluvione e poi la morte di uno dei miei ragazzi che si era generosamente offerto per aiutare le popolazioni in ginocchio. È dura perdere un uomo, ma con i tre feriti ho instaurato un rapporto speciale, per sempre».

«L’unico cruccio – ha concluso il questore – è stata la rapina al caveau della vigilanza, ma non dispero visto che le indagini sono in corso. Ed è stata compensata in parte dalle rapine sventate, soprattutto ai blindati, grazie al nostro lavoro d’intelligence. Mi dispiace solo non vedere realizzate le tante cose che avevo messo in cantiere, ma sono certo che a completarle ci penserà il mio successore».

Pubblicato su La Nuova Sardegna