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Travolto dai detriti, nuove deposizioni

Incidente mortale sul lavoro a Mores, una teste in aula: Figus fece due sopralluoghi prima del 3 luglio

SASSARI. Era un operaio in nero Pietro Ghiani, morto nel 2008, a soli 24 anni, in una trincea scavata a Mores mentre costruiva un impianto di depurazione. Secondo l’accusa lavorava in un cantiere colabrodo, dove nonostante una relazione indicasse il rischio crollo delle pareti, nessuno l’aveva formato o avvertito. A Mores c’era arrivato da Gergei per calarsi nella trincea senza protezioni e piazzare i tubi della rete idrica, quando il 3 luglio 2008 una parete di terra alta 2 metri e mezzo gli franò addosso e lo uccise. Per quei fatti sono già stati condannati per omicidio colposo l’amministratrice della ditta appaltatrice, la campana Ibi Idrobioimpianti Spa, Alessandra D’Amico, il procuratore Dario Spigno – ai due la pena più alta, 1 anno e 11 mesi perché rispondono anche di falso –, l’assistente tecnico di cantiere Calogero Genco – 1 anno e 10 mesi –, il direttore tecnico Liberato Imperato – 1 anno e 7 mesi –, l’escavatorista della ditta in subappalto Paolo Spanu di Gergei, amico della vittima – 1 anno e 6 mesi –, mentre era stato assolto da ogni accusa il capocantiere Vittorio Cadeddu, di Iglesias. Avevano invece deciso di intraprendere la strada del rito ordinario il sindaco di Mores Pasquino Porcu, committente dei lavori, Fabio Figoni, responsabile del procedimento amministrativo per il Comune, e il coordinatore della sicurezza Giovanni Figus.

Ieri, davanti al giudice monicratico Elisa Marras, è stata sentita una dipendente dell’ingegner Figus (l’imputato è assistito dai legali Franco Luigi Satta e Annamaria Ajello) che ha raccontato dei continui controlli da parte di Figus nel cantiere della ditta campana, aveva anche ordinato la sospensione dei lavori quando aveva ravvisato situazioni di pericolo: «Li ha ripresi più volte per iscritto» ha confermato in aula la testimone. In udienza ieri sono stati depositati i verbali dei sopralluoghi effettuati il 10 e il 18 giugno (quindi prima dell’incidente che avvenne il 3 luglio) nei quali l’ingegnere segnalava che l’impresa non aveva ancora avviato i lavori necessari.

L’udienza è stata rinviata al 9 luglio e in quell’occasione saranno sentiti altri cinque testimoni. (na.co.)

Pubblicato su La Nuova Sardegna