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Su Canale 5 la storia di Emanuela Loi

Al via “Liberi sognatori” dedicata a quattro eroi morti in nome della giustizia

ROMA. Cè anche la storia di Emanuela Loi, l’agente di polizia di Sestu vittima dell’attentato mafioso che nel 1992 uccise il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, nella mini-serie di quattro puntate “Liberi sognatori” in onda su Canale 5 a partire da domenica prossima. Si tratta di una vera e propria collana di film che raccontano le storie dell'imprenditore Libero Grassi, del giornalista Mario Francese, dell'assessore Renata Forte e dell'agente di polizia Emanuela Loi, quattro eroi che hanno pagato con la morte il loro senso di giustizia. A vestire i loro panni Giorgio Tirabassi, Giulia Michelini, Marco Bocci e Greta Scarano.

Quello sulla vita di Emanuela Loi, che chiuderà la rassegna, è intitolato “La scelta” ed è tratto dalla storia vera di Emanuela Loi, una poliziotta che ha scritto una tristissima pagina della storia italiana: è stata la prima donna poliziotto caduta in servizio, il 19 luglio del 1992 a Palermo nella strage di via D’Amelio. Un attentato che costò la vita a Paolo Borsellino e ai quattro agenti della scorta della quale l’agente di polizia di Sestu, che aveva appena 24 anni, faceva parte. Emanuela Loi era arrivata in polizia proprio facendo una scelta di lavoro e di vita diversa da quella che aveva fatto all’inizio, quando si era iscritta all’istituto magistrale pensando di avere un futuro come insegnante. Preso il diploma, invece, aveva deciso di arruolarsi in polizia.

La fiction di Mediaset racconta del suo primo incarico, proprio a Palermo, e si sofferma in particolare della sua amicizia con il collega Antonio Montinaro (interpretato da Riccardo Scamarcio), che era il capo della scorta di Giovanni Falcone. I due condivisero così la stessa sorte nel giro di poche settimane: Antonio Montinaro infatti morì nell’attentato di Capaci, alla periferia di Palermo, il 23 maggio del 1992 nella terribile strage sull’autostrada che costò la vita Giovanni Falcone, alla moglie e a tutta la scorta. A raccogliere l’eredità di Falcone fu il suo fraterno amico Paolo Borsellino ma anche lui, due mesi dopo, rimase vittima di una strage ordinata dalla mafia.

Pubblicato su La Nuova Sardegna