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Travolto sulla strada, investitore imputato

Il pm chiede il rinvio a giudizio dell’uomo che in via Duca degli Abruzzi uccise il 43enne “Ligabue”

SASSARI. “Ligabue” – all’anagrafe Giovanni Uras, 43 anni, sassarese – era morto alle 4.30 del mattino del 29 settembre 2013. Una Fiat Punto lo aveva travolto in via Duca degli Abruzzi durante una manovra di sorpasso.

Il pubblico ministero Paolo Piras ha chiesto il rinvio a giudizio – per omicidio colposo – dell’uomo che guidava quella macchina. L’udienza preliminare con il giudice Giuseppe Grotteria è stata fissata per il prossimo 19 marzo. In quell’occasione il gup deciderà se il conducente della Punto dovrà o meno affrontare un processo.

Secondo i primi accertamenti, confermati da alcune testimonianze, al momento dell’impatto la vittima era stesa in mezzo alla strada in un punto con doppia corsia di marcia e con ridotta visibilità a causa di un lampione rotto. Tanto che l’investitore, Giovanni Sanna, sassarese di 48 anni, aveva detto di averlo scambiato per un sacco nero di quelli che si usano per la spazzatura. E invece era il corpo di una persona che non si sa per quale motivo in quel momento fosse accasciata sull’asfalto. Forse per un malore improvviso, forse per raccogliere qualcosa. Giovanni “Ligabue” era stato trascinato dalla Punto per una quarantina di metri, finché il conducente non si era accorto che sotto la sua macchina in realtà c’era un uomo, non una busta.

La pattuglia della polizia stradale intervenuta sul posto, all’altezza del mattatoio comunale, insieme a un’ambulanza del 118, aveva eseguito subito l’alcoltest sull’investitore e l’esame era risultato negativo. Così come gli esami tossicologici il cui esito arrivò dopo qualche tempo. Le indagini sono andate avanti e due consulenze di parte – una disposta dalla Procura e l’altra dalla parte civile – avrebbero stabilito che la morte dell’uomo avvenne perché l’automobilista non rispettò il codice della strada. La Punto procedeva «a una velocità – scrive il pm nell’atto di citazione – superiore ai cinquanta chilometri orari», oltre quindi il limite concesso nelle strade urbane. I familiari di “Ligabue” si sono costituiti parte civile con gli avvocati Antonio Secci, Sara Luiu e Pietro Diaz.

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Pubblicato su La Nuova Sardegna