La mafia spiegata agli studenti

Al liceo Satta la preziosa testimonianza dell’inviato di Repubblica Attilio Bolzoni

NUORO. Centinaia, migliaia le vittime innocenti di mafia. Dal 1996 ogni anno il 21 marzo si celebra la “Giornata della Memoria e dell'Impegno” per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Ieri mattina nell'aula magna del liceo Sebastiano Satta, in collaborazione con Libera Sardegna, è stato organizzato per l'occasione l’ incontro, “I 100 passi verso il 21 marzo”. Ospite d'eccezione, il giornalista inviato di Repubblica Attilio Bolzoni, che ha raccontato alla fitta platea di studenti e insegnanti gli anni delle stragi, la storia di queste morti che hanno segnato e cambiato la società degli ultimi trent'anni.

Il giornalista, esperto di mafia, torna a Palermo e ripercorre le strade dove furono ammazzati Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, racchiudendo le loro storie in un libro e in un film documentario: “Uomini Soli”.

«È finito tutto. Ti prego non farmi dire altro. È finito tutto». È il 19 luglio 1992 quando Antonino Caponnetto, magistrato che in quegli anni guidava il pool antimafia di Palermo, pronuncia queste parole al microfono di un giornalista. A pochi metri da lui il sangue e le macerie in via D'Amelio. Una macchina imbottita di tritolo quel giorno uccise Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, tra questi la poliziotta sarda Emanuela Loi. Appena due mesi prima, il suo amico e collega Giovanni Falcone perse la vita insieme alla moglie e a tre agenti di scorta nell'autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci.

«In Sicilia i quindici anni caratterizzati dalle stragi sono stati un'anomalia – racconta agli studenti Attilio Bolzoni -. Dopo la strage di via D'Amelio la mafia è ritornata ad operare in uno strisciante silenzio. Oggi c'è una mafia molto più profumata, più pettinata, anni luce distante dal volto sporco di Totò Riina. Cambia forma ma è fatta della stessa materia e studiandola stiamo arrivando a fare un identikit del nuovo crimine organizzato»

Presente all'incontro anche Gian Piero Farru, referente di Libera Sardegna, che ricorda le parole di Nando dalla Chiesa, figlio del generale dei carabinieri ucciso dalla mafia insieme alla moglie nel 1982. «Voglio ricordare le parole di Carlo Alberto dalla Chiesa e la sua teoria sulla vittoria delle tre C, decisive per la vittoria della mafia. Lui parlava di tre categorie antropologiche rivolte ai ragazzi: i Complici, i Codardi e i Cretini. Ecco, per sconfiggere la mafia queste tre C bisognerebbe declinarle in ragazzi Corretti, Coraggiosi e Competenti».

La parola mafia emerse per la prima volta in un atto giudiziario nel 1838, in un rapporto inviato al Ministero di Giustizia di Napoli dal procuratore di Trapani Pietro Ulloa che la definisce «l'intermediazione tra i ladri e i derubati, tra braccianti e proprietari, la protezione degli affiliati e la corruzione dei funzionari dello Stato».

«Sapete dirmi qual è la differenza tra criminalità comune e criminalità mafiosa?», chiede Attilio Bolzoni. «La prima non è all'interno della società ed è combattuta dallo Stato, mentre quella mafiosa è inserita nella società, ne fa parte ed è protetta dallo Stato».

Il 21 marzo una delegazione di oltre trenta studenti del liceo Sebastiano Satta parteciperà alla XX edizione della "Giornata della Memoria e dell'Impegno" in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che quest'anno si svolgerà a Bologna.

Pubblicato su La Nuova Sardegna