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Restano in cella i 2 accusati di omicidio

Convalidato l’arresto e disposta la misura cautelare in carcere per i marocchini amici della donna uccisa dalle botte

ARZACHENA. Fermo convalidato e custodia cautelare in carcere per i due marocchini ritenuti responsabili dell’atroce delitto di una loro connazionale, Zeneb Badir, 34 anni, madre di tre figli, massacrata di botte per ore fino a provocarle la morte. Così ha deciso ieri il gip Marco Contu al termine del lungo interrogatorio di garanzia di Jalal Hassissou, 40 anni, residente ad Arzachena, e Soufyane El Khedar, 36 anni, residente a Bonorva e in Gallura per lavoro. Il primo, si è avvalso della facoltà di non rispondere, il secondo, si è dichiarato estraneo ai fatti violenti che lo vedono coinvolto nella vicenda. Questa mattina il procuratore Gregorio Capasso terrà una conferenza stampa nel corso della quale saranno resi noti ulteriori dettagli sull’omicidio della donna. È stato anche conferito l’incarico per l’autopsia al medico legale di Cagliari, Matteo Nioi. Attesa infine la relazione dei Ris sui rilievi eseguiti a “Stazzu calcinaiu”, una casa in campagna a Baia Sardinia, teatro della violenza.

I due marocchini erano stati fermati lunedì dai carabinieri di Olbia e Arzachena al termine di indagini serratissime, scattate dopo che al pronto soccorso di Olbia era arrivata una donna in fin di vita. Ai medici e ai carabinieri, Jalal Hassissou e Soufyane El Khedar, avevano detto che la loro amica si era fatta male in seguito a una caduta accidentale. Che lei soffriva di un malore e ogni tanto perdeva i sensi. Jalal l’avrebbe trovata svenuta in un giardino, ad Arzachena, e l’avrebbe soccorsa portandola in ospedale, ad Olbia, domenica verso le 22, dopo aver chiesto aiuto all’amico Soufyane. Ma la versione raccontata non ha convinto medici e investigatori. Quella che è emersa poco dopo, attraverso le indagini dei carabinieri del Norm di Olbia e della sezione di Arzachena, anche attraverso una differente versione dei fatti data da El Khedar, è tutta un’altra storia. Un ennesimo, atroce femminicidio. Con la morte arrivata dopo ore di agonia.

I due sono accusati di aver pestato selvaggiamente Zeneb Badir fino a ridurla in fin di vita. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i tre avrebbero trascorso la domenica insieme nel casolare di campagna, “Stazzu di calcinaiu”. E lì, tra cocaina e litigi, sarebbe esplosa la violenza. Con la donna presa a pugni e calci e la sua testa sbattuta contro water e lavandino del bagno. Zeneb Badir è arrivata al pronto soccorso di Olbia che ormai era in coma. A trasportarla, l’ambulanza del 118 che l’aveva prelevata dalla guardia medica di Arzachena. Stando alla ricostruzione dei carabinieri – coordinati dal pubblico ministero Cristina Carunchio –, i due marocchini l’avrebbero portata all’ospedale di Olbia, da dove sarebbero andati subito via per portarla alla guardia medica di Arzachena. Qui, viste le sue condizioni disperate, i medici avevano chiesto l’intervento del 118.

Davanti al gip, Jalal Hassissou, ha fatto scena muta. L’uomo è assistito dall’avvocato Crsitina Cherchi (l’avvocato Ezia Orecchioni dopo aver seguito la difesa di fiducia nell’interrogatorio davanti al pm, la notte del fermo, ha deciso di rinunciare alla difesa), mentre Soufyane El Khedar, assistito dall’avvocato Nino Vargiu, si è dichiarato estraneo agli episodi di violenza, pur essendo presente nella casa, confermando quanto già detto ai carabinieri. Era stato lui a rivelare agli investigatori l’esistenza della casa e ad accompagnarli nello stazzo degli orrori.

Pubblicato su La Nuova Sardegna