• Home
  •  > Notizie
  •  > La Procura: «Così è stata uccisa Zeneb»

La Procura: «Così è stata uccisa Zeneb»

Chiusa l’indagine: i marocchini Jalal Hassissou e Soufyane El Khedar sono accusati di aver massacrato la connazionale

OLBIA. Era stata massacrata di botte per ore, presa a calci e pugni in volto ripetutamente. L’avevano afferrata per i capelli sbattendole violentemente la testa contro il water e il lavandino del bagno: il colpo di grazia dopo una giornata di botte sotto gli effetti della cocaina. Zeneb Badir, 34 anni marocchina, cameriera stagionale ad Arzachena, era morta per le profonde lesioni riportate dopo essere stata pestata da due suoi connazionali a “Stazzu calcinaiu”, a Baia Sardinia, lo stazzo dove alloggiava temporaneamente. Per quel delitto – avvenuto il 23 luglio scorso – sono finiti in carcere con l’accusa di omicidio aggravato per futili motivi, in concorso tra loro i due marocchini, Jalal Hassissou, 40 anni, manutentore, residente ad Arzachena, e Soufyane El Khedar, 36 anni, residente a Bonorva, aiuto cuoco stagionale a Porto Cervo.

Ora le indagini sull’efferato omicidio si cono concluse. La Procura ha notificato agli indagati e ai loro difensori, l’avvocato Cristina Cherchi per Jalal Hassissou, e l’avvocato Agostinangelo Marras per Soufyane El Khedar, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. La Procura contesta ad entrambi, in concorso tra loro, di aver provocato la morte della 34enne, picchiata violentemente e ripetutamente nell’arco della giornata. I difensori potranno ora prendere visione degli atti.

Zeneb Badir era morta all’ospedale di Olbia il 24 luglio, il giorno successivo al pestaggio, dopo essere entrata in coma irreversibile. A causare il decesso, le profonde lesioni alla testa, sbattuta contro water e lavandino, che avevano provocato un’emorragia cerebrale. Una fine atroce, arrivata dopo ore di agonia. Erano stati gli stessi presunti aguzzini a portarla alla guardia medica di Arzachena, raccontando però che era caduta.

Le indagini dei carabinieri del Norm di Olbia e della sezione di Arzachena erano scattate dopo la segnalazione del Pronto soccorso di Olbia, dove la donna era stata trasportata d’urgenza con la medicalizzata del 118 che l’aveva prelevata dalla guardia medica di Arzachena. Lì era stata portata in auto, ormai in fin di vita, dai due amici. Ma ai medici e ai carabinieri intervenuti nell’immediatezza dei fatti, avevano raccontato che si era fatta male in seguito a una caduta accidentale. La versione non aveva convinto i militari. Che avevano messo sotto torchio i due, sequestrato l’auto, perquisito le loro abitazioni e lo “stazzo degli orrori”. Dentro, ancora i segni della brutale violenza.

Pubblicato su La Nuova Sardegna