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A Ennio Fantastichini il Premio Volontè

Festival cinematografico della Maddalena: riconoscimento all’attore scomparso prematuramente lo scorso dicembre

SASSARI. Raccontava sempre che la decisione di voler fare l’attore l’aveva presa dopo aver visto “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, stregato dalla memorabile interpretazione di Gian Maria Volonté. Un punto di riferimento che diventerà il suo mentore quando avrà la fortuna di conoscerlo e lavorarci insieme per “Porte aperte”. Quel film, diretto da Gianni Amelio nel 1990, rappresenta una tappa fondamentale della carriera di Ennio Fantastichini, l’attore scomparso lo scorso dicembre (troppo presto come il Maestro) al quale va il Premio Gian Maria Volonté 2019. A ritirarlo, alla Maddalena, sarà il figlio Lorenzo durante la sedicesima edizione del festival “La valigia dell’attore” che si svolgerà dal 23 al 28 luglio. «Dovevamo consegnarglielo in passato – racconta Giovanna Gravina Volonté, che dirige la manifestazione insieme a Fabio Canu – ma non era coinciso il momento buono tra le nostre date e i suoi impegni di lavoro. Ennio si è sempre impegnato nel perpetuare la memoria di Gian Maria, partecipando con generosità a eventi che lo riguardavano. Ci incoraggiò tanto anche quando, nel 2003, organizzammo la primissima edizione della nostra manifestazione».

Un festival dedicato al mestiere dell’attore nel ricordo di un interprete straordinario, Volonté così legato alla Maddalena dove ha vissuto ed è stato sepolto dopo la prematura scomparsa nel 1994. L’omaggio, nel venticinquesimo anniversario della morte, si accompagna dunque a quello a Fantastichini che parlando di Volonté si emozionava sempre. «Quando penso a lui mi sento ancora come un bambino che ha perso il suo punto di riferimento» raccontava alla Nuova Sardegna qualche anno fa in un’intervista raccolta all’Asinara sul set del film di Gianfranco Cabiddu “La stoffa dei sogni”. Nell’isola era tornato anche più recentemente per una parte delle riprese di “Fabrizio De André - Principe libero” in cui interpreta il padre del cantautore. Ultimo lavoro di una carriera dove tra i tanti titoli, da “Ferie d’agosto” di Paolo Virzì a “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek, spiccano i due film fatti insieme a Volonté tratti entrambi da romanzi di Leonardo Sciascia: “Una storia semplice” di Emidio Greco e, soprattutto, “Porte aperte” di Gianni Amelio che lo porta alla ribalta con la vittoria di numerosi premi tra i quali il Nastro d’argento e l’European Film Award per la miglior rivelazione.

È grazie a questo film che incontra il suo mito. Lui scelto per il ruolo del pluriomicida Tommaso Scalia, Volonté per vestire i panni del giudice Vito Di Francesco in una storia ambientata nella Palermo degli anni Trenta. Per Fantastichini, allora trentacinquenne, si realizza un sogno: poter lavorare con l’attore che rappresenta il modello più alto da seguire. L’esperienza sul set, però, non fu facile. Volonté non lo degna di considerazione, nemmeno lo saluta. E soltanto al termine delle riprese capisce il motivo di questa scontrosità. Gian Maria lo invita nella sua casa di Velletri e abbracciandolo gli dice che adesso possono diventare amici, che prima era impossibile perché nel film erano antagonisti. Una lezione per Fantastichini che in quel momento capisce quanto l’atteggiamento del Maestro sul set sia stato importante per farlo rendere al meglio, avvicinandolo umanamente alle condizioni del personaggio da interpretare. Il risultato è una prova superlativa che si potrà rivedere su grande schermo alla Maddalena. “Porte aperte” sarà infatti proiettato nella serata finale della rassegna.

Pubblicato su La Nuova Sardegna