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Delitto Ceste, il marito sconta 30 anni e studia in carcere ad Alghero

SASSARI. Michele Buoninconti studia in carcere ad Alghero (dove è stato trasferito sette mesi fa) e punta a conseguire la laurea in Economia e commercio. Il marito di Elena Ceste condannato in...

SASSARI. Michele Buoninconti studia in carcere ad Alghero (dove è stato trasferito sette mesi fa) e punta a conseguire la laurea in Economia e commercio. Il marito di Elena Ceste condannato in Cassazione a 30 anni per l'omicidio premeditato della moglie e per occultamento di cadavere, ha chiesto e ottenuto il trasferimento per avere la possibilità di conseguire il titolo di studi. L’ex vigile del fuoco sta scontando ad Alghero la pena definitiva per la morte della moglie Elena Ceste, e in questi giorni l’investigatore incaricato dall’uomo e dai suoi legali ha rilanciato l’ipotesi che la condanna di Buoniconti sia «un grave errore giudiziario». Ne è convinto Davide Cannella, della Falco Investigazioni, che proprio su incarico dell'uomo e dei suoi famigliari da un mese e mezzo ha ripreso le indagini sul delitto. «Non c'è una sola prova che Elena sia stata assassinata: non lo dimostrano gli atti, nemmeno le perizie, non l'ha dimostrato nessuno, si è soltanto ipotizzato», sostiene l'investigatore.

«In carcere con Michele abbiamo parlato del momento in cui la moglie è scomparsa, quella mattina in cui lui stava portando i figli a scuola, di quando è rientrato e ha trovato gli abiti della donna. Noi abbiamo una tesi diversa». Buoninconti si è sempre dichiarato innocente, nonostante la condanna di primo grado sia stata confermata in appello e Cassazione. Non è escluso che chieda la revisione del processo.

Elena Ceste, è scomparsa da Costigliole D’Asti (Torino) nel gennaio del 2014, all’epoca dei fatti aveva 37 anni. Secondo la ricostruzione processuale sarebbe stata uccisa dal marito che in tal modo avrebbe inteso punirla. E secondo i giudici Michele Buoninconti ha una “personalità malvagia, che non ha mai mostrato pentimento e che non merita attenuanti. Ha ucciso la madre dei figli per il più atavico dei sentimenti maschili, la sete di dominio e un malinteso senso dell’onore”. Proprio di recente la figlia maggiore di Elena Ceste, Elisa che ha 19 anni, ha scritto una lettera (pubblicata dal settimanale Giallo) nella quale la ragazza parla di sè e ringrazia i nonni per averli «aiutati a superare difficoltà e momenti tristi» e per essere riusciti nel miracolo di tenere unita la famiglia. I quattro figli, con la madre morta e il padre in carcere, si sarebbero trovati in una condizione di difficoltà ancora maggiore se non avessero avuto l’aiuto dei nonni con i quali vivono attualmente.

«Sono loro gli artefici di questo miracolo di unità - conclude nella lettera - con il loro impegno e i grandi sacrifici e rinunce hanno creato un forte legame diventato ancora più solido, che ci ha aiutato a superare i momenti tristi. E noi saremo grati per tutta la vita».

Pubblicato su La Nuova Sardegna